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"Puglia : un eccesso di sicurezza" di Pierluigi Battista (27/01/10)
La Puglia, terra di falliti laboratori di alleanze e di sorprese politiche che rilanciano un inedito plebiscitarismo di sinistra, potrebbe rappresentare anche il boccone più amaro per il Pdl. L'ennesima prova che chi in conclave entra papa può uscirne cardinale. Che la troppa sicurezza e la sottovalutazione dell'avversario possono dare alla testa e suggerire le mosse più sbagliate.

La spaccatura del centrodestra in Puglia può diventare il regalo più grande per Nichi Vendola, ancora inebriato dall'apoteosi delle primarie. Candidare un fedelissimo, Rocco Palese, alla presidenza della Regione risulta come una smagliante gratificazione per il maggiorente Raffaele Fitto che lo ha intronizzato con atto d'imperio, ma chiude la porta a una fetta importante dell'area moderata della Puglia. Fa prevalere una ferrea logica di partito su quella, più aperta, di coalizione. Premia la carriera dei funzionari, a scapito della loro rappresentatività. Cullandosi sulle disavventure degli avversari, compiacendosi delle sue convulsioni e dello spirito caotico con cui il centrosinistra è andato alla conta sconfessando il proprio gruppo dirigente, il centrodestra si è rilassato, scartando candidati che si sottraessero a una logica di apparato, mortificando Adriana Poli Bortone, lasciando a secco il magistrato Dambruoso, alzando un ponte levatoio per umiliare l'Udc. Troppa sicumera. Troppa disinvoltura.

Ma da qui al giorno delle elezioni, tra due mesi, possono succedere tante cose: due mesi fa Vendola, per dire, sembrava già aver imboccato precocemente il viale del tramonto politico. Se la Puglia doveva essere uno dei simboli del trionfo berlusconiano, con la scelta compiuta è meglio aspettare prima di esibire anzitempo il vessillo della vittoria.

La vicenda pugliese, del resto, riflette ed amplifica una sindrome della vittoria sicura che ha sinora condizionato oltremodo la linea del centrodestra nazionale. L'entità delle concessioni all'alleato leghista è tale da rischiare il fallimento della riconquista in Piemonte, sacrificata sull’altare di un candidato della Lega, Roberto Cota, persona moderata ma non tanto da impedire il rigetto di un elettorato moderato piemontese refrattario al lessico del Carroccio. In Campania il Pdl sente come un obiettivo già raggiunto lo sfaldamento del potere del centrosinistra: una prospettiva plausibile, ma non una certezza acquisita. Nel Lazio la figura di Emma Bonino può calamitare consensi anche nel centrodestra, che pure con Renata Polverini ha trovato una candidata di forte personalità.

Lo sbandamento del Pd, la sua interminabile afasia, inducono il partito di Berlusconi a considerare la partita già largamente vinta, come la scelta pugliese sta ad indicare in modo inequivocabile. Ma è sbagliato, e fonte di sicure delusioni, vivere questa stagione come un’ininterrotta sequenza di vittorie. I due mesi di campagna elettorale non saranno inutili. E nel modo con cui la coalizione del centrodestra saprà condurla si misurerà la maturità di un partito che tende ad adagiarsi troppo spesso sulle macroscopiche debolezze dell'avversario. L'andirivieni sulle proposte di riduzione fiscale, per esempio, potrebbe anche stordire un elettorato che, dopo due anni di governo, pretende a ragione risultati e prospettive certe. La scelta pugliese non sembra dettata da questa consapevolezza e da questa urgenza.

Pierluigi Battista
27 gennaio 2010
...per gentile concessione
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