Allo stato degli atti, ad oggi 16 gennaio, è ancora impossibile prevedere quali candidature alla presidenza e quali coalizioni si misureranno ad elezioni che avverranno tra poche settimane per la guida della Puglia nel prossimo quinquennio. Non solo, a leggere le 10 domande di Boccia a Vendola, che di fatto ne mettono sotto accusa l’intera politica, o le polemiche in corso a sinistra su temi quali l’internalizzazione dei servizi sanitario o la futura natura dell’AQP, è forse ancor più difficile capire su quali programmi avverrà tale confronto. Nei confronti del Popolo pugliese, trattasi di una sottrazione gravissima, vanificandone ogni giorno di più il diritto di conoscere per decidere. Di questi gravissimi ritardi imputabili soprattutto al Centro-sinistra, rischia peraltro paradossalmente di pagare il conto soprattutto l’altra parte, quella più incolpevole, che- in perenne attesa delle decisioni altrui- ad oggi è senza candidato e, quel che è peggio non disponendo il PDL da solo del 51% dei voti, anche senza coalizione. Il rischio è di trovarsi di fronte o ad una sempre possibile ricomposizione del centro-sinistra con in più l’UDC, o di fronte ad una competizione a tre in cui il terz’incomodo non sia Vendola, come finora si ipotizzava, ma un fronte centrista raccolto intorno all’UDC e ad una candidatura forte che peschi soprattutto a destra. Una soluzione quest’ultima che avrebbe, agli occhi di Casini e di D’Alema, il pregio da un lato di far perdere comunque il PDL, e dall’altro di ricostituire l’alleanza mancata sul nome di Boccia nel nuovo governo regionale, di fatto cementando il patto di ferro tra i due leaders di cui la nostra Regione è cavia e pegno. Un’alleanza che non a caso si era stretta nelle precedenti elezioni amministrative soltanto al secondo turno, dopo avere contenuto insieme al primo il comune avversario. Ciò significa che sono sbagliate, da parte del Centro-destra, sia soluzioni esterne, per quanto qualificatissime, che avrebbero dovuto semmai essere lanciate, come fu per l’”onda”-Emiliano, con mesi di anticipo, sia per soluzioni, per quanto autorevolissime, esclusivamente interne e quindi, in quanto tali, con grosse difficoltà di reperire quel valore aggiunto senza il quale un risultato ampiamente a portata di mano diverrebbe a grosso rischio. La soluzione notoriamente c’è e si chiama- piaccia o non piaccia- Adriana Poli Bortone. anche se sono assolutamente comprensibili le resistenze che sta incontrando in quanti se ne sono sentiti giustamente traditi ed abbandonati, ma dalla quale si possono e si devono pretendere precise e ferree garanzie. Una candidatura che, originariamente già fortissima (basta chiedere all’elettore medio del Centro-destra che la giudica immancabilmente “vincente”), si è addirittura rafforzata in quest’anno di pur gravissimi errori, in cui è andata ad occupare uno spazio di confine che oggi le consente di penetrare negli elettorati dell’UDC e del PD molto meglio di quanto non possano fare candidati “doc”, per quanto eccellenti. Di qui un appello a quanti hanno titolo per decidere per conto del PDL: non rischino di riconsegnare la Puglia a chi l’ha malgovernata, con Vendola o con il PD, in questi anni, quando un modo per evitarlo, a prescindere dalle giravolte altrui, è del tutto a portata di mano. D’Alema, se fosse nei loro panni, avrebbe già provveduto. E la Puglia potrebbe non perdonarli. Tommaso Francavilla |