Mentre si attende la prossima puntata della esilarante tele-novela su Emiliano e la Regione, in cui la parte del pollo è equamente spartita tra Popolo pugliese (al quale è stato per 5 anni fatto credere di avere il più grande Presidente del mondo), Popolo barese (che soltanto pochi mesi fa si era illuso di aver eletto Emiliano Sindaco) e Popolo del PD (che soltanto poche settimane fa ha votato per 4 candidati alla Segreteria Regionale tutti ferramente vendoliani, con Emiliano più ferreo di tutti), quanti in Puglia votano PDL (perché che Vendola ha fallito se ne sono già accorti da tempo, ma anche perchè si sono accorti che non ha fallito da solo), continuano ad attendere il nome sul quale mobilitarsi per liberare la Puglia da questa indegna pantomima tra presunti padreterni che, dopo avere fraternamente disastrato la Regione, si stanno soavemente scannando in un inarrestabile delirio di onnipotenza. Chi scrive ha pienamente condiviso la strategia attendista di Raffaele Fitto, Francesco Amoruso ed Antonio Distaso, volta a recuperare un’alleanza con l’UDC che non a caso è diventata l’ultima carta di una sinistra sempre più disperata, ma comincia a domandarsi se per caso, a furia di attendere, non si rischi di trovarsi in grave ritardo e anche senza UDC. Ed invece un modo c’è per recuperare insieme il tempo perduto e l’alleanza con l’UDC, ed è far cadere ogni residuo veto nei confronti della candidatura di Adriana Poli Bortone, che per di più avrebbe l’effetto di chiudere un contenzioso interno al Centro-destra che ci ha fatto perdere almeno due Province ed un Capoluogo e di stoppare sul nascere ogni tentativo di scagliare contro la nostra coalizione l’arma impropria di un meridionalismo di maniera, che la leghizzazione più o meno forzata di due della grandi Regioni del Nord rischia di trasformare in un pericoloso, pur se specioso, argomento propagandistico contro di noi. Non solo, un forte riequilibrio al Sud della coalizione stessa, all’interno di una fiera visione unitaria degli interessi nazionali, non potrebbe non giovare alla stessa leadership di Berlusconi, ricollocandola più saldamente al centro della coalizione. Certo, sono ampiamente comprensibili le riserve di quanti, me compreso, si sono sentiti abbandonati da un leader sul quale avevano idealmente investito tante speranze, nonché quelle di chi ne ha condiviso anche per decenni la militanza, partecipando disinteressatamente ai suoi successi ed alle grandi soddisfazioni che ne ha ricevuto. Ma questa è la Puglia di Pinuccio Tatarella che, detenendo il controllo assoluto del Centro-destra, ne affidò la guida a personalità di storie molto diverse dalla sua, come il cattolico Di Staso, il liberale “anti-fascista” Sorrentino ed il laico Di Cagno Abbrescia, in una strategia di recupero di tutte le risorse disponibili in cui non c’era spazio per rancori retrospettivi né per esclusivismi preconcetti. Figurarsi se non avrebbe recuperato Adriana Poli Bortone, che aveva contribuito a portare al Governo pur non andandoci, neanche lui, proprio d’accordo. Questo peraltro non significherebbe mortificare quella straordinaria risorsa che è Stefano D’Ambruoso, ma preservarla dai rischi crescenti di un’avventura prematura, magari utilizzandolo in un ruolo nazionale di governo in cui potrebbe valorizzare al meglio la sua straordinaria professionalità. Tanto più mentre il terrorismo islamico si riaffaccia sinistro sulla scena del mondo. Tommaso Francavilla |