Il 31 gennaio di quest’anno, in occasione dell’inaugurazione dell’Anno Giudiziario, il Presidente della Corte di Appello di Bari – che è anche il Presidente della Commissione di Manutenzione – affermava: “Sul tema (dell’edilizia giudiziaria, n.d.s.) la Commissione di Manutenzione, nei limiti della sua competenza, ha espresso più volte il suo parere favorevole per una “soluzione unitaria”; ma permane la precedente situazione di impasse......e continua – sui media e nelle sedi istituzionali – un dibattito che ormai ha reso evidenti quali siano gli interessi particolari e l’interesse generale in gioco in questa annosa vicenda”. A tutt’oggi, però, nel mentre è perfettamente chiaro qual’è l’interesse generale, sostanziandosi nella necessità di poter amministrare la giustizia in sedi funzionali, razionali, dignitose e quindi idonee per superfici e volumi, non sono invece emersi quegli interessi particolari che si contrappongono all’interesse generale per l’ordinato fluire della vita giudiziaria. Sorprende pertanto l’intervento di Telesforo che, in luogo di sceverare questi “interessi particolari” onde denunciarli, contrastarli ed evitare che danneggino l’interesse generale, propone invece di azzerare il passato e ricominciare daccapo a discutere “serenamente”. Non è pertanto chiaro qual’è il fine che si propone l’illustre architetto ma è chiaro che, per discutere “serenamente”, occorre una notevole dose d’umiltà, utile innanzitutto ad evitare sia di pretermettere i fatti per sostituirli con i desideri sia di varcare la soglia delle altrui competenze. Affermare infatti – come fa Telesforo – che le esigenze degli spazi giudiziari vanno “riconsiderate” e che si può partire da una piccola struttura per poi ampliarla di mano in mano, significa non solo sostituirsi all’unico organo deputato per legge (la Commissione di Manutenzione insieme peraltro al Ministero della Giustizia) a stabilire quali siano dette esigenze di spazi e volumi, ma anche dimenticare che tutti gli operatori di giustizia (avvocati, magistrati, cancellieri) e ultimamente anche il sindaco, hanno da tempo chiarito quali enormi vantaggi di funzionalità e risparmio di costi di gestione comporta l’accorpamento in un’unica sede degli attuali fatiscenti, illegittimi, irrazionali palazzi di giustizia sparsi nel territorio comunale. Certo, rilevare che Telesforo non sponsorizza più la soluzione di due o tre palazzi di giustizia nella lottizzazione della Bari due S.r.l. nei pressi di Parco Adria, può rappresentare una gradita sorpresa non meno di quella della sua nuova opzione urbanistica nei pressi dello Stadio e verso Carbonara, localizzazione da Telesforo ora considerata “baricentrica” e, ottimale dal punto di vista dei trasporti e quindi della accessibilità. Ciò però che non quadra nella esposizione di Telesforo è la facilità con la quale affronta il tema principale, quello sul quale hanno incontrato insormontabili difficoltà coloro che si sono opposti e si oppongono tuttora alla proposta della S.p.A. Pizzarotti: vale a dire il problema delle risorse economiche. Dire come fa Telesforo che “una certa quota di denaro pubblico potrebbe divenire disponibile” è talmente vago da apparire oscuro sia quanto all’entità dell’intervento sia alla individuazione dell’ente pubblico erogatore, ben sapendo che il bilancio del Ministero della Giustizia a stento ha le risorse per la manutenzione dei palazzi di giustizia e che meno che mai un ente locale potrebbe soccorrere con le proprie finanze. Ecco il motivo per il quale sinora la proposta della S.p.A. Pizzarotti è risultata imbattibile perchè senza confronti plausibili: una proposta finanziaria a costo zero – per il Ministero e per il Comune – che nessuno ha potuto sinora eguagliare nè contrastare se non con il fumo negli occhi di quelle poposte – tipo Arcipelago – che si sono squagliate come neve al sole. E’ questo fumo, è questa cortina fumogena che sinora ha nascosto quegli “interessi particolari” che la Corte d’Appello ha denunciato. Ettore Bucciero |