Ettore Bucciero commenta il mio editoriale dell’11 novembre. Una necessaria replica.
Fine poco chiaro del mio scritto: contribuire a risolvere il problema con qualità.
Dimensione dell’edificio. Non ho proposto una “piccola” struttura ma solo di “riconsiderare le esigenze cui far fronte nell’immediato con una struttura che possa essere nel tempo ampliata”. Tribunali, quindi, adeguati al presente (che magari è diverso da quello di sei anni addietro) e agevolmente ampliabile in caso di necessità. Questo per evitare sprechi al momento della realizzazione dei manufatti e, negli anni, nel gestirli.
Finanziamento dell’opera. Sono stato generico perché esso può essere messo a fuoco solo nel momento in cui un nuovo programma dovesse essere avviato. Nel tempo, infatti, cambiano le disponibilità ministeriali e magari potrebbe anche esserci una compartecipazione della Regione Puglia. Inoltre, ho scritto, il project financing è strumento che consente di risolvere molti problemi. Queste possibilità andrebbero verificate accuratamente prima di sostenere che una tale strada sia impercorribile nel 2010.
Bucciero non cita, invece, alcuni contenuti essenziali del mio scritto. In particolare l’asserire la necessità di realizzare l’opera attraverso un concorso internazionale che garantisca qualità urbanistica e architettonica e quella di uno stretta connessione del polo giudiziario con il tessuto urbano. La localizzazione nell’area universitaria di Carbonara sarebbe ideale. E’ assolutamente logica dal punto di vista urbanistico poiché tale area è baricentrica rispetto a quella metropolitana (e cioè al bacino di utenza dei tribunali) e consentirebbe la auspicata integrazione del complesso con altre strutture importanti (universitarie e parauniversitarie), con residenze più o meno speciali, con servizi.
Bucciero cita poi cortesemente il progetto proposto dalla Bari 2 di cui sono stato coprogettista. Era la risposta di quella società alla ricerca di mercato ed era perfettamente in linea con quanto adesso sostengo. Non si trattava di “due o tre palazzi” inseriti in una lottizzazione ma di un polo giudiziario complesso integrato con una quartiere residenziale con circa 10.000 abitanti (maglie 18, 19 e 20 del Piano Regolatore), opportunamente dotato anche di attività commerciali, direzionali e di servizio (nel mio testo: la città “a pochi passi uscendo dai cancelli”). Il “polo” era dimensionato riducendo le richieste proposte dal bando ma in modo perfettamente aderente a parametri dell’edilizia giudiziaria e a quelli delle più recenti esperienze in materia (all’epoca i tribunali di Salerno e Pescara, bacini di utenza parametralmente paragonabili). Costi più bassi senza disfunzioni, corretto amministrare.
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