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giovedì 9 settembre 2010
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" D'Alema : l'Europa non dimentica." di Tommaso Francavilla (24/11/09)
Gli anti-berlusconiani cronici sono riusciti a scaricare su Berlusconi perfino la responsabilità della mancata nomina a Ministro degli esteri europeo di D’Alema, con in più l’umiliazione di vedersi preferire una sconosciuta baronessa inglese, da parte dei socialisti europei, nonostante l’assoluta disponibilità del Cavaliere a pagare il prezzo dell’operazione, sacrificando per “Spezzaferro” l’unico posto in Commissione spettante all’Italia. Una generosità non nuova per Berlusconi, che già si era manifestata all’atto della nomina di Prodi alla Presidenza della Commissione stessa alla quale il Cavaliere assicurò l’appoggio del PPE, e che non è stata contraccambiata in occasione dell’elezione del Presidente del Parlamento europeo, con il PD schierato di traverso nei confronti della candidatura italiana.
La verità è che di questo mancato riconoscimento si erano già avute le avvisaglie con le sortite polacche contro l’ex-comunista, tanto più taglienti in concomitanza del Ventennale del Muro di Berlino, e con il pesante attacco del Financial Times, che tacciava D’Alema di essere un cinico intrigante. Con riferimento alla prima questione, essa ha posto un tema ineludibile in un’Europa a 27, sulle cui carni ancora sono aperte le ferite di tirannidi feroci e fallimentari, alle quali la storia politica dell’ex-PCI, compresi D’Alema e la sua dinastia, è indissolubilmente legata, fino agli ultimi anni dell’impero sovietico come hanno dimostrato i suoi archivi, ad onta di tutti gli imbellettamenti ad uso interno. Il fatto che in Italia, grazie alla loro “egemonia culturale” ed alla vile accondiscendenza altrui, i comunisti siano riusciti a fuggire dalla resa dei conti con la storia, sopravvivendo a sé stessi sotto nuove sembianze, non significa che chi ne è stato vittima altrove abbia parimenti dimenticato e perdonato. Con riferimento alla stampa inglese, invece, l’attacco a D’Alema è un feroce contrappasso rispetto alle strumentalizzazioni ad uso interno che degli analoghi attacchi a Berlusconi hanno fatto ossessivamente i suoi compagni, che li hanno anche alimentati nel più anti-patriottico dei giochi di sponda, prestandosi al gioco sporco di una Nazione in gravissime difficoltà, la cui economia abbiamo risorpassato, ma alla quale –a differenza nostra- non difetta, anche nella polemica politica e giornalistica- l’orgoglio di sé stessa ed il senso dei superiori interessi comuni. E se davvero questo insuccesso dovesse essere frutto dello “sputtanamento” in atto del nostro Paese, la sinistra si domandi quanto di esso è dovuto al discredito quotidiano che essa alimenta della nostra stessa democrazia, attraverso le demonizzazione e la criminalizzazione del leader e della formula politica prescelti dagli Italiani. Si pensi alla farsa della manifestazione in difesa della libertà d’informazione ad opera dei massimi beneficiari della stessa, diffamatori professionali inclusi.
Ciò detto, questa amara sconfitta potrebbe rivelarsi salutare se l’opposizione ne saprà trarre motivo per smetterla di picconare l’intero Paese pur di far dispetto all’odiato avversario e si deciderà a contribuire con le proprie idee ad un rilancio complessivo del sistema-Italia, a partire dal ripristino del primato della sovranità popolare rispetto alla cupola giudiziaria. A questo potrebbe ora dedicarsi D’Alema, così rendendosi benemerito dell’intera Nazione ed emancipandosi definitivamente dai fantasmi della storia comunista. Anche in vista di futuri appuntamenti.
Tommaso Francavilla
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