Pur in un mare di parole, Vendola, all’atto delle riproposizione della sua candidatura alla Fiera del Levante, è stato indecorosamente reticente nel raccontare i 5 anni del suo governo. Il non avere nemmeno citato gli Assessori che ha decapitato è infatti un pesantissimo buco nero nella sua enfatica auto-celebrazione. Non ha spiegato infatti come possa vantarsi di un’esperienza di governo da lui stesso bocciata in settori fondamentali, per di più a ridosso delle elezioni quasi a volersi sottrarre al giudizio popolare sul fallimento delle relative politiche, quali il Bilancio e la Programmazione (fu-Saponaro), la Sanità (fu-Tedesco), le Attività economiche (fu-Frisullo), l’Agricoltura (fu-Russo), il Lavoro e la Formazione Professionale (fu-Barbieri), il Turismo (fu-Ostillio), l’Ambiente (Losappio sostituito con Introna) e le Opere Pubbliche (Introna sostituito con Losappio), cui si devono aggiungere l’AQP (Petrella-Scognamiglio), le ASL di Bari, Foggia, Lecce, Taranto, anch’essi oggetto di cambi in corsa più o meno traumatici. E se, come egli giustamente dice ringraziando Casini per le sue espressioni “di bella politica”, uno “schizzo di fango” non può cancellare un’intera vita politica, resta da spiegare perché questo principio di civiltà debba valere soltanto per lui e non per gli altri, mentre peraltro si continuano a gettare oceani di melma sull’avversario, alias sul Presidente del Consiglio prescelto anche dai Pugliesi e con il quale egli avrebbe il dovere di collaborare lealmente e non soltanto di guerreggiare a tutti i costi, in una sorta di repubblica rossa indipendente di Puglia. La verità è che il discorso di Vendola ha ampiamente avvalorato il “veto” di Casini, evidenziando soprattutto una cultura politica assolutamente incompatibile con quella dei moderati, in cui la persistenza di un’ideologia totalizzante schiacciata dal muro di Berlino si esprime attraverso una visione apocalittica di tutto quello che non le appartiene ed una parallela concezione salvifica di sé stesso, per di più in un’assoluta discrasia rispetto alla realtà dei fatti nei quali l’apocalisse, semmai, è quella dei risultati delle proprie azioni di governo. Ciò detto, Vendola ha ragione di esigere di essere ricandidato dalla coalizione che in questi anni non soltanto lo ha sostenuto fino al delirio di un sintomatico culto della personalità, ma soprattutto in gran parte ne ha gestito le politiche concrete, coprendo dietro le sue indubbie capacità ipnotiche i propri quotidiani misfatti. Ed ancor più ha ragione sul piano del metodo, quando rivendica al popolo della sinistra prima, al quale le primarie non si possono concedere soltanto quando fa comodo, ed all’intero popolo pugliese poi il diritto di giudicare chi in questi cinque anni li ha guidati. Anche perché una sinistra che dovesse farne a meno dovrebbe comunque spiegare dove stava e cosa faceva mentre Vendola governava e come potrebbe essere affidabile per il domani dopo avere sconfessato essa stessa il proprio oggi, condannandosi alla sconfitta in partenza. Vendola non è il solo colpevole del malgoverno pugliese di questi anni. E comunque ha diritto ad un regolare processo, di cui il collegio giudicante non può non essere il popolo che lo ha espresso. Tommaso Francavilla |