Quella degli uomini potenti che da più di duemila anni a questa parte sono sempre stati incontinenti (da Tiberio a Mitterand, da Cesare a Luigi XIV, fino ai Kennedy e a Clinton) è una verità così universalmente riconosciuta, che oggi, alla luce degli episodi di trasgressioni sessuali che stanno interessando esponenti politici del nostro Paese, non crediamo sia il caso di scandalizzarsi più di tanto, come invece succede a certi instancabili benpensanti, soprattutto dell’opposizione, con i suoi giornali radical chic, che si sono scoperti all’improvviso mirabili fustigatori della morale privata di uomini pubblici. Semmai troveremmo più utile leggere sui giornali articoli che inducono a riflettere sul fenomeno di questo eccesso di consumo sessuale legato al potere e sul significato dell’attuale rapporto che unisce frequentemente il sesso alla politica. Una interpretazione interessante di questo fenomeno l’ha offerta per esempio Ritanna Armeni sul il Riformista del 5 novembre secondo cui il legame oggi così diffuso tra espressione del potere e politica della sessualità, tale da non poter essere ignorato dalla cronaca, dipende dalla fine della sacralità della politica. Dice Armeni che la crisi attuale della politica ha rotto l’argine che separava i vizi privati dalle pubbliche virtù dei potenti, legittimando la pratica trasgressiva di questi e privandoli appunto di sacralità e autorevolezza. Nello stesso tempo, aggiunge, l’invandenza della sessualità maschile si è unita oggi alla prepotenza di una libertà femminile priva di quella consapevolezza cui erano arrivate le femministe degli anni settanta, e pronta a tutto pur di affermarsi. Ma nonostante si tratti di una interpretazione suggestiva, la tesi della giornalista non convince fino in fondo. Infatti il processo moderno di dissacrazione del potere ha comportato una lenta e decisiva sostituzione della trascendenza del divino (quando cioè la sessualità rappresentava l’espressione massima della venerabilità del potere) con l’esercizio specificamente individuale del potere. Con la conseguenza che il corpo del potente è diventato un oggetto di culto, un punto di riferimento ambito da molti al fine di ottenere favori o salvezza. Una trasformazione questa che non è affatto dissoluzione ma piuttosto il segno di una sua funzione provvidenziale. D’altra parte oggi anche la sacrosanta emancipazione delle donne partecipa, a modo suo, al culto idolatrico del potere, di cui il sesso è semplicemente strumento erotico. Questa novità è portatrice a sua volta di un altro cambiamento, ovvero quello che oggi non è più il privato che penetra nel pubblico, ma è il pubblico che si frammenta nelle esigenze particolari di una dimensione privata, divenuta spesso, non sempre, espressione di fragilità del potere del nostro tempo. Mary Sellani |