Avevamo appena finito di scrivere e pubblicare un pezzo in cui ci domandavamo se per caso esista una sorta di tacito “lodo-Vendola” che rende il Governatore pugliese “non indagabile” ad onta di ogni più clamorosa evidenza, che ne ricevevamo una fragorosa conferma apprendendo –con uno “scoop” tanto veritiero da essere addirittura pubblicamente confermata dal Procuratore Laudati, sia pur con le annesse recriminazioni per le fughe di notizie- che giace sul tavolo di qualche PM una circostanziata informativa dei Carabinieri che ipotizzerebbe a carico del Presidente della Regione Puglia e di altri 10 soggetti, tra i quali il suo giovane Capo di Gabinetto napoletano recentemente assurto agli onori delle cronache per i suoi doppi incarichi con annesse doppie super-prebende nonché per la sua tracotanza, reati gravi come la concussione. Se poi si considera che voci insistenti e non smentite continuano da mesi a descrivere con dovizia di particolari inquietanti inchieste sulla gestione politica della Sanità pugliese, ivi comprese talune “sconvenienti” telefonate del Governatore in persona, appare quanto meno sorprendente che costui non risulti ancora iscritto in quel registro degli indagati in cui i PM hanno l’obbligo di riportare gli estremi di tutti coloro di cui si stanno occupando, prima ed a prescindere anche dall’invio di un “avviso di garanzia”. Se si voleva cioè una conferma che nelle Procure per Vendola valgono regole iper-garantiste assolutamente sconosciute quando trattasi di esponenti del Centro-destra, a partire dal Premier, questa vicenda ce l’ha data senza più tema alcuna di smentita. E meglio non addentrarsi in amare riflessioni su possibili “reiterazioni del reato” o “inquinamento delle prove”, che giustificarono da parte della stessa Procura una richiesta di arresto perfino per un ex-Governatore cui pure era dall’odio insaziabile del suo nemico successore di fatto interdetto ogni rapporto con le strutture regionali, perché non rientra nella mia cultura di liberale auspicare la galera per chicchessia, e tantomeno per un avversario politico. Ciò detto, sono assolutamente d’accordo con Vendola sul fatto che anche l’eventuale arrivo di un avviso di garanzia non sia ragione sufficiente per un suo ritiro dalla corsa per la riconferma alla guida della Regione, e non soltanto per la cinica ragione che ne fa oggi per il Centro-destra l’avversario più appetibile, non essendo allo stato in grado di assemblare tutte le opposizioni alla coalizione di maggioranza relativa quale è certamente quella che si raccoglierà intorno al PDL, quanto perché in Italia bisogna una volta per tutte chiarire che la sovranità non appartiene all’Ordine Giudiziario, ma al Popolo che ha il diritto di scegliere e giudicare liberamente i suoi governanti. Le ragioni per allontanare Vendola dalla guida della Regione ci sono- purtroppo- tutte- ma il loro giudice non può non essere lo stesso Popolo che ce lo ha mandato, al quale soltanto compete infliggergli la pena che egli ampiamente merita a seguito di un processo molto più importante di quello che si svolge nelle aule dei Tribunali e che è quello che si conclude con il giudizio supremo delle urne. Quel che non torna è che si tratta dello stesso personaggio che, per salvare sé stesso, come un novello Ugolino si è mangiato i suoi figli, decapitando la sua Giunta a poche settimane dalle elezioni, e quindi sottraendola al giudizio popolare, sulla base di meri “schizzi di fango”, Ed è intollerabile che Vendola, dinanzi alle notizie vere in questione, dimenticando quanto abbia in passato cavalcato il più feroce dei giustizialismi a carico dei propri avversari, trasformi quello che avrebbe dovuto essere un giorno nero in una sua ennesima auto-celebrazione. Questa volta nella candida veste di martire, in una infinita faccia tosta.
Tommaso Francavilla |