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giovedì 9 settembre 2010
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La nostra ultima Rassegna Stampa:
"Così è affondato il sedicente capo" di Marcello Veneziani (Il Giornale, 07/09/10)

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"Perché farci del male?" di Roberto Telesforo (31/10/09)
Sta per essere indetta la gara per l’affidamento dei lavori di completamento della ferrovia Bari-Bitritto. Il progetto prevede che la ferrovia sia a unico binario a scartamento ordinario (Rfi), che dopo S. Andrea, e cioè per gli ultimi chilometri verso Bari Centrale, i convogli vengano immessi sulla recentissima variante della Bari-Taranto (e cioè attraversino un’area vuota di residenze e di attività produttive da servire) e che , udite udite, essa attraversi a raso l’area universitaria prevista dal Prg di Bari a sud del “tondo di Carbonara”.

Cominciamo dalla fine. L’area universitaria (di notevole potenzialità edilizia: circa 2.000.000 di mc edificabili) è votata a divenire la più importante area direzionale della Città Metropolitana. Infatti rispetto ad essa è sostanzialmente baricentrica ed è collocata in modo ottimale rispetto al suo quadrimodale sistema di mobilità (gomma, ferro, aria, acqua). Conterrà pertanto strutture universitarie, strutture private che operino in stretta connessione con la ricerca universitaria, residenze speciali, altre strutture di livello metropolitano. Come accettare un piano di riassetto ferroviario che prevede che essa sia attraversata a raso da una nuova ferrovia e contestualmente chiede allo Stato 850 milioni di euro per interrare la linea adriatica che attraversa a raso Palese e S. Spirito? Come accettare che un piano così stravagante (aggettivo di moda) sia stato approvato e finanziato dallo Stato? Una simile incongruenza significa infatti che o in un caso o nell’altro il danaro pubblico verrà utilizzato assai male. Corte dei Conti?

La Bari-Bitritto, poi, è stata concepita nel 1985 come ferrovia metropolitana e in quanto tale dovrebbe consentire, almeno in alcune ore della giornata o in occasione di eventi speciali (ad esempio quelli che dovessero avvenire nello stadio S. Nicola) frequenze altissime (pochi minuti fra una corsa e l’altra). Questo sarebbe stato possibile con un doppio binario a scartamento ridotto (Fal). Con il binario unico a standard ordinario (Rfi) al massima sarà possibile far passare un convoglio ogni venti minuti. Tutto questo per una ansia di omogeneizzazione con Rfi che alla comunità arreca solo danno.

Infine. Interrando la Bari-Matera sul percorso attuale sarebbe stato possibile incanalare sui suoi stessi binari, dopo S. Andrea, anche la Bari-Bitritto. Ambedue le linee avrebbero così servito al meglio la Società Ginnastica Angiulli, il nuovo Ospedale Oncologico, il centro direzionale di via Camillo Rosalba (con navetta su gomma), Poggio Franco, il Policlinico, l’auditorium Nino Rota e il Conservatorio. Invece si vuole che anche la Bari-Matera segua il percorso della Bari-Taranto nella “terra di nessuno”.

Un “piano del ferro” siffatto significa per la comunità una rinuncia, senza contropartita alcuna, a strategiche positività per il presente e soprattutto per il futuro. Con danno funzionale ed economico. Chi ne ha titolo dovrebbe intervenire, ma è la città intera che dovrebbe farsi sentire. Quella degli operatori e quella dei cittadini desiderosi di vivere meglio.

telesforo.ba@libero.it
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