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giovedì 9 settembre 2010
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La nostra ultima Rassegna Stampa:
"Così è affondato il sedicente capo" di Marcello Veneziani (Il Giornale, 07/09/10)

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"In scena il venditore di libertà" di Aldo Grasso (Corriere della Sera, 25/09/09)
«Per noi importante è il racconto della realtà», dice Michele Santoro in apertura di trasmissione. Ma c'è tempo. Per intanto la realtà è lui, solo lui. Silvio Berlusconi sostiene che molti giornalisti italiani sono farabutti, Renato Brunetta aumenta il carico e ci mette anche gli intellettuali, notoriamente fannulloni. Non stanno parlando solo di Santoro ma è come se. Che in Italia in questo momento l'informazione non se la pas­si troppo bene è un fatto, ma paragonarsi a San Lorenzo martire, come ha fatto Santo­ro approfittando di un discor­so del card. Bagnasco, pare un filo esagerato.

Brutto segno quando in tv si parla molto di libertà di in­formazione. Come succede di questi tempi. Non significa necessariamente che tale li­bertà sia in serio pericolo. Si­gnifica anche che l'informa­zione si riduce a parlare di sé, stretta in un circolo vizioso, quasi ossessivo, autoreferen­ziale. E poi questi talk si sa co­me funzionano, puzzano di frasi fatte: quelli di sinistra so­stengono una tesi e non si smuovono dalle loro convin­zioni; quelli di destra ne so­stengono un’altra e non si smuovono. Poi ci sono quelli che si danno sulla voce, siste­maticamente, e non si capi­sce niente. Alla fine della sera­ta i convinti sono ancora più convinti, e gli ostili ancora più ostili. Ed Enrico Menta­na, dopo Antonella Clerici e Santoro, dovrà trovarsi un'al­tra ospitata.

In momenti non facili co­me questi, con una Rai che si sta appiattendo molto sui vo­leri del premier e con un gior­nalismo scritto sempre più vi­rilmente cinico e anche baro, verrebbe anche da difendere Santoro. Ma lui, come un'aspide, morde subito. Si capisce perché non sia molto amato, da una parte come dall'altra. Peppino Caldarola lo ha de­finito «il Lucio Presta del giu­stizialismo italiano», il press agent di Marco Travaglio. E Giuliano Ferrara ha scritto: «La sua lingua è povera, os­sessiva, politicante. Non co­nosce autoironia né ironia, solo sarcasmi e ribellismi piuttosto plebei». Travaglio pensaci tu! Dopo tanta attesa interviene Marco Travaglio, senza macchia e, per ora, senza contratto, che ci spiega chi sia Gianpi Taran­tini, il famoso fornitore uffi­ciale di escort e indagato nel­l'inchiesta sulla sanità in Pu­glia. Lo fa per missione, per­ché nessun organo di infor­mazione se n'è finora occupa­to. Santoro spiega anche che nessuno in Italia ha ancora in­tervistato Patrizia D’Addario. Insomma la libertà di stampa è cosa loro. Un suo cavallo di battaglia è la difesa della di­versità: «Coltivando la nostra diversità siamo convinti che la democrazia sarà più forte». Vero, ma la demagogia non pare poi questa grande diver­sità. Ci sono problemi seri che rischiano di perdere cre­dibilità perché qualcuno si prende troppo sul serio, fasti­dioso venditore ambulante della libertà.


Aldo Grasso

per gentile concessione
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