Carissimi, mi rivolgo a coloro che hanno la grave responsabilità di scegliere il candidato alla Presidenza della Regione Puglia per il PdL. Siete di fronte ad un bivio importante: perdere le elezioni, e con esse il tradizionale entusiasmo del Popolo delle Libertà, oppure vincerle riscoprendo la capacità di coinvolgere la Società Civile, cui tanta attenzione veniva rivolta dai fondatori del PdL. Solo voi potete sciogliere questo dilemma, cercando di correggere gli errori del recente passato che hanno consegnato Bari e la Puglia, Città e Regione storicamente di centrodestra, all’entusiasmo di Emiliano ed alla sinistra di Vendola. Ho apprezzato l’intevento di Fitto (GdM del 16/09) che, nel tracciare l’identikit del prossimo candidato alla presidenza, ha sostenuto che sarà scelto “…un uomo in grado di cambiare tutto …” e che “… il popolo del PdL premierà la nostra politica …”. Se sarà seguita la via del rinnovamento auspicata dall’On. Fitto, sono certo che il PdL sarà in grado di risvegliare l’entusiasmo sopito del popolo di centrodestra e di riscoprire la formula “oltre il Polo” già indicato da Pinuccio Tatarella: una politica capace di coinvolgere la gente, attenta alle istanze della Società civile ed aperta ad altre forze politiche che si distinguono dal PdL per metodo, ma che condividendo gli stessi valori e gli stessi obiettivi, possono certamente governare insieme. Nutro però il sospetto che il PdL pugliese possa continuare a vivere una fase di involuzione, che tenda a chiudere i confini del partito. Sono molto preoccupato per le recenti esternazioni dei consiglieri regionali che raccomandano una soluzione interna per la presidenza della Regione, ignorando le istanze di quell’elettorato che ha abbandonato il Polo nelle ultime elezioni amministrative (Regionali e Comunali) e che ha invece dimostrato il suo attaccamento alla causa in elezioni nazionali ed europee. Quegli elettori devono essere motivati, ascoltati, recuperati. Solo così si possono rivincere le elezioni. Noi ci chiediamo dove sia finita quella forza propulsiva che apriva le porte a tutti? perché la logica vincente di “oltre il Polo” è stata abbandonata per restituire ai palazzi della politica l’esclusiva delle scelte che contano? Quei palazzi, una volta aperti all’opinione di tutti, si sono trasformati in sacrestie dalle spesse pareti, impermeabili alle voci esterne ed aperte ad una stretta cerchia di “persone che contano”, addetti ai lavori desiderosi di conservare il potere, piccolo o grande che sia, e per questo diffidenti e gelosi del proprio ruolo, al punto di temere il coinvolgimento della gente migliore che, per qualità e idee, potrebbe svolgere un ruolo fondamentale nella crescita del PdL. Dove è finito quel partito aperto fondato sulla dialettica? L’impressione diffusa è che quel partito sia stato sostituito da un’oligarchia capace di garantire un posto al sole solo a chi è disposto a rinunciare a fare Politica, a promuovere il Partito con la forza delle idee, ad organizzare laboratori politici capaci di essere vicini alla gente. L’unica opzione concessa a chi vuole emergere è allinearsi alla classe dirigente, obbedire e non creare problemi. Non fa nulla se fra i nostri rappresentanti politici molti non hanno alcuna capacità politica ed ancor meno conta la loro capacità di raccogliere consensi, a quelli ci pensa Berlusconi. Non chiedo ai dirigenti del partito di rinunciare alla responsabilità di scegliere, non penso che la soluzione giusta sia quella di false primarie, per imitare una sinistra ancora molto confusa, ma pretendo dai vertici del PdL il rispetto per gli elettori, la capacità di ascoltarli e di restituire loro l’entusiasmo originario. Gli elettori del PdL non hanno mai perso il senso critico e la capacità di scelte autonome; non sono soldatini votati all’obbedienza, non sono capaci di sostenere il partito difendendo posizioni non condivisibili, o di stravolgere la verità al punto di sostenere che alcuni comportamenti sono “reati” se appartengono alla parte politica avversa e diventano “leggerezze” se addebitati ad uomini del proprio schieramento. Chiedo pertanto a coloro su cui ricade il peso della scelta di non essere sordi all’appello degli elettori e di concedere alla Puglia la possibilità di tornare a volare con una salda guida del PdL. Solo un volto nuovo e carismatico potrà essere accettato da componenti politiche a noi molto vicine, trasformandole in possibili alleati e promuovendo un nuovo metodo che possa anche accettare il dissenso interno, riconducendolo nell’alveo di una fisiologica dialettica politica, e che sia intransigente sui valori essenziali su cui si fonda il centrodestra. Sono convinto che un candidato scelto nella società civile, di alto profilo morale e provate capacità professionali possa condurre il PdL alla vittoria, cercando di aggregare nuove forze e riproponendo la formula cara a Tatarella di “oltre il Polo”. Leonardo Damiani |