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giovedì 9 settembre 2010
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"Piccoli imprenditori e la crisi" di Canio Trione (25/09/09)
La Crisi è finita. La Grande Crisi, sembrano dirci i grandi economisti che controllano i media e le Istituzioni, è stata una specie di bolla di sapone, venuta da chissà dove e che mai piu’ si ripresenterà. Rinunciando a capire cosa veramente sia stata questa parentesi recessiva, si riprende come sempre nel passato, a fare soldi a palate senza produrre nulla, appunto come accadeva prima del 2008 e come piace tanto a faccendieri e politici. L’obiettivo che le Banche e le Istituzioni pubbliche si erano date nel pieno della bufera di ritornare allo statu quo ante, sembra essere riuscito. Ma questo non è accaduto per i piccoli operatori e per le famiglie. Per essi il passo indietro è stato duro e impossibile da superare. I posti di lavoro persi e le imprese chiuse non si riaprono con uno schioccare di dita mentre la domanda continua ad essere insufficiente a far tornare i conti delle piccole imprese in nero. In realtà l’andamento delle quotazioni mobiliari ci dice che è uscita dalla Crisi la finanza e l’economia dei paesi a basso costo del lavoro. Ma anche questo risultato è pesantemente ipotecato. La finanza è letteralmente drogata da una politica monetaria da ultima spiaggia che non si sa quando si potrà ricondurre a normalità; né si immagina le conseguenze che una risalita dei tassi potrebbe comportare alla stessa finanza. I Paesi ad economia “low cost” lucrano della loro posizione dominante consolidandosi sui mercati di tutto il mondo a tutto detrimento delle imprese nostrane che vedono le loro quote di mercato ulteriormente ridursi e l’uscita dalla crisi posticiparsi ulteriormente. Sembra che nessuno si accorga di quanto sta accadendo o che nessuno abbia una idea sul da farsi per fronteggiare questo declino così certo e pericoloso. Quasi come per beffa, le tasse e la previdenza continuano a disturbare i sonni dei piccoli imprenditori come se la situazione fosse normale. Ancora oggi un ritardo nel pagamento di bollette, cartelle e simili produce multe, more e penalità varie. Vi sono casi non sporadici di debiti Inps pagati tre volte di cui non si riesce ad ottenere il rimborso. Situazione ancora piu’ grave nel Sud e nelle grandi città. Pure si potrebbe da subito dare una risposta efficace a questa anomalia e senza costi per il contribuente semplicemente utilizzando parte anche piccola dei fondi comunitari destinati allo sviluppo per finanziare la riduzione del cuneo fiscale per lavoratori autonomi e dipendenti di imprese nelle aree a maggiore disagio economico. Si tratta di soldi che spesso si spendono male, ancora piu’ spesso non si riescono a spendere affatto, e che comunque non hanno mai prodotto vero sviluppo per le persone e per le imprese piu’ piccole. Infatti non si è visto mai un salumiere o un verdumaio ottenere un aiuto per la propria impresa. Eppure anche lui è soggetto al pagamento delle tasse come tutti gli altri: questa anomalia legittima l’evasione. Al contrario la riduzione del cuneo fiscale per tutti i lavoratori, dipendenti ed autonomi, distribuisce equamente gli aiuti a tutti i cittadini che pagano le tasse e nella misura in cui le pagano; infatti gli evasori non potranno lucrare nulla da questa riduzione delle tasse. Si tratta di un provvedimento che non costerebbe nulla, sottrarrebbe materia ai faccendieri politici ed economici, rilanciando da subito competitività (per la riduzione dei costi del personale) e la domanda (per l’aumento dei redditi e la riduzione dei licenziamenti). Anche i tanti partiti meridionalisti che stanno nascendo dovrebbero farne una bandiera qualificante del loro impegno. È stupefacente che ancora non lo si faccia; l’Associazione delle Piccole Industrie di Bari ha immediatamente sposato questa nostra proposta e ha scritto al Presidente del Consiglio una richiesta urgente in tal senso. Vi sarà una risposta? Vedremo.

Canio Trione
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