E se le cose, nelle storie sempre più inquietanti e squallide che stanno emergendo dietro la facciata dell’ipocrisia pseudo-moralistica di questa infausta stagione vendoliana, non stessero esattamente come ci vengono proposte, ed i veri colpevoli non fossero proprio coloro che oggi si atteggiano ad improbabili giustizieri? Chi e perché- per esempio- ha scelto Tedesco come Assessore Regionale pur conoscendo benissimo i suoi “conflitti di interessi” ed i suoi precedenti nella “Prima Repubblica”? Come si poteva conciliare la scelta di un Assessore che tutti sapevano essere parte importante del vigente sistema di potere sanitario a prescindere dai colori politici momentanei dei governi a tutti i livelli, con gli sbandierati proposti di una rivoluzione integrale che avrebbe dovuto azzerare quei poteri edificando sulle loro ceneri la “Puglia migliore”? E come poteva Alberto Tedesco, per di più con la debolezza politica che gli derivava dall’essere espressione soltanto di sé stesso al cospetto di un’alleanza tra giganti quale l’asse Vendola- DS-Margherita, gestire da solo e nel proprio esclusivo tornaconto quel sistema di potere, che gestisce l’85% dell’intero Bilancio regionale? E come era immaginabile che ciò avvenisse in presenza di una scientifica e totalitaria lottizzazione anche dell’ultimo interstizio del potere sanitario, a cominciare dalle triadi di vertice delle ASL? La risposta logica è che il povero Tedesco fosse soltanto poco più che il prestanome di un sistema che erano altri in realtà a governare e di cui con la sua nota competenza tecnica ed abilità dialettica era anche il brillante difensore d’ufficio, che la sua debolezza politica, i suoi interessi famigliari, ed il suo attaccamento ad una poltrona tanto sognata, costringevano comunque a scendere a patti con il resto del mondo, e che- in caso di turbolenze- era l’ideale per l’ingrato ruolo di para-fulmine e di capro espiatorio. Ed infatti non è mai stato lasciato solo nel governo della Sanità, ma immediatamente sottoposto al controllo sempre invasivo di una sorta di Commissario politico che non a caso era la stessa persona che è stata chiamata a succedergli nel segno della massima continuità, che pur non aveva dato grande dimostrazione di sé se non si era accorto di nulla mentre le malversazioni di ogni tipo dilagavano dinanzi al suo naso, e che si era immediatamente affrettata ad assolvere il suo predecessore anche attraverso Commissioni d’indagini affidate a botta sicura all’autorevole “compagno” di turno. Mentre veniva prontamente compensato della perdita necessita dell’Assessorato con la garanzia di un immediato accesso all’agognato Senato, anche sulla pelle di benemeriti dirigenti politici ed euro-parlamentari come il povero Enzo Lavarra. A fronte di questi indizi oggettivi, che insieme costituiscono molto più che una prova, appare francamente sorprendente che le indagini giudiziarie continuino a considerare Tedesco come la cupola di un sistema che faceva riferimento tutto e soltanto a lui. Basterebbe riflettere sugli accertamenti in corso dai quali emergerebbe che la scelta dei vertici delle ASL e delle strutture sanitarie nel loro complesso, primari compresi, era funzionale all’ “associazione a delinquere” che gestiva appalti, forniture, accreditamenti, incarichi etc., e metterli in relazione con la lottizzazione perfetta di cui sopra, per giungere all’inevitabile conclusione che nulla nella Sanità pugliese potesse avvenire senza che ne fossero compartecipi tutti i partecipanti alla grande spartizione, a cominciare dai suoi azionisti più forti, alias Vendola, DS e Margherita. Un’altra riflessione merita l’improvvisa riesplosione della vicenda-escort, questa volta con protagonisti due ex-Assessori agevolmente identificabili in Frisullo e Russo. Qui la stranezza sta nelle persone dei Magistrati interessati, alias i noti PM Rossi e Nicastro, fin qui sistematicamente “organici” all’estrema sinistra, fino all’improvvisa riesumazione di un’inchiesta- quella su Tato Greco- ferma di cinque anni ed ormai alle soglie della prescrizione, che serviva soltanto a coprire con un colpo all’altra parte le mazzate quotidiane che dall’inchiesta della PM Degironimo cadevano ormai giornalmente sulla testa del compagno Nichi. Proprio non ha nulla a che fare con il Congresso del PD, questo siluro mortale nei confronti di due esponenti notoriamente infuriati contro il Governatore e schierati dalla parte notoriamente più tiepida nei confronti della ricandidatura del Governatore in carica? Perché questa vicenda che poteva e doveva essere rivelata insieme a quella della sig.na Patrizia D’Addario (quando tra l’altro avrebbero riequilibrato il grande chiasso intorno a Berlusconi che influenzò pesantemente i ballottaggi per le Amministrative?), è stata invece coperta fino ad oggi ed esplode proprio nel momento in cui si avvia la fase decisiva delle scelte relative alle elezioni regionali, con il risultato di avvalorare le decapitazioni disposte dal Governatore da un lato, lucidandone la pur improbabile immagine di intemerato giustiziere, e di mettere in un angolo i possibili contestatori della sua riconferma? E siamo proprio certi che in questa vicenda non ci abbia messo lo zampone il Segretario Regionale uscente del Partito in questione, nonché ex-PM, infuriato per non essere stato ri-candidato, ed infatti prontissimo ad avventarsi come uno sciacallo sui cadaveri politici ancora caldi degli sventurati ex-Assessori, non mancando di cogliere l’occasione per lanciare fendenti anche e soprattutto all’indirizzo del loro “lider Massimo”? Sarà fanta-Politica e fanta-Magistratura, ma, più ci penso, e meno mi paiono boiate.
Tommaso Francavilla |