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lunedì 6 settembre 2010
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"La memoria degli elettori : TRA MAGGIORANZA E OPPOSIZIONE" (Corriere della sera, 13/08/10)

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"Emiliano l'anticomunista" di Tommaso Francavilla (24/07/09)
Sull’abbrivio della svolta a destra che lo ha condotto al successo elettorale, Emiliano sta provando ad annettersi persino l’anti-comunismo. Per carità, intento lodevolissimo, tanto più in presenza del peccato originale di una giovanile iscrizione al PCI, ma concretamente praticabile soltanto quando il Nostro si sarà concretamente misurato, sbarazzandosene, di entrambe le facce del comunismo, che oggi gli sono parimenti alleate.
La prima, quella più inquietante ed orrida, è l’ideologismo fine a sé stesso, nel segno di un’auto-referenziale pretesa di superiorità morale ed intellettuale, in una visione palingenetica del proprio ruolo sfociante nella tentazione totalitaria, tramite demonizzazione e criminalizzazione dell’avversario. E’ il modello maoista, pol-pottista, terrorista, quello del culto della personalità del capo e delle “rieducazioni di massa” dei cupi universi concentrazionari in cui si è inverato quello che avrebbe dovuto essere il paradiso del proletariato. Una variante di esso è il catto-comunismo, ossia la sintesi soffocante di due fondamentalismi di cui il prevalente è sistematicamente il comunismo.
La seconda, quella più insidiosa, è la tecnica cinica di conquista, conservazione e dilatazione del potere teorizzata ed inaugurata da Lenin, per la quale tutte le alleanze, tutti i linguaggi, tutte le mistificazioni e le menzogne sono legittime e doverose purchè conducano all’acquisizione ed alla perpetuazione di un dominio sempre più schiacciante delle nomenclature del Partito, novello “Principe” di gramsciana memoria,
Applicate alla Puglia, sia pur fatte le debite proporzioni tra tragedia e farsa, la prima si identifica con il vendolismo, fino alle sue ultime espressioni, ossia alla decapitazione in un sol colpo di un intero plotone di ignari gerarchi che ha ricordato il “bombardamento del quartier generale” della rivoluzione culturale cinese, o quella foto dell’epoca staliniana da cui ogni anno scompariva un personaggio, finchè Stalin non restò da solo. La seconda con il dalemismo, capace di saltare dall’oggi al domani dall’alleanza con l’estrema sinistra a quella con l’UDC ed i post-missini di Adriana Poli Bortone, magari passando attraverso candidature confindustriali ed opachi fiancheggiamenti. Una variante rossa del gattopardismo e del trasformismo, a tutela imperitura di un parassitismo supponente e spregiudicato, non alieno neanche dalle pratiche dell’affarismo e dalle godurie della bella vita, tra banchetti, nani e ballerine, con tanti saluti al proletariato ed alla classe operaia.
Sta di fatto che, se è possibile capire qualcosa in quel che sta avvenendo a sinistra in queste roventi giornate pugliesi di fine-legislatura regionale, Emiliano è allo stato (ma domani chissà) alleato di entrambe queste anime del comunismo, che peraltro sono ampiamente complementari tra di loro, costruendo la seconda, con le sue tecniche ciniche di potere, le condizioni perché la prima possa affermarsi nell’auto-referenziale purezza del suo orrore. La verità è che l’anti-comunismo non può albergare in una sinistra pugliese in cui l’unica dialettica è quella tra maoisti e leninisti. E che pertanto il neo- anti-comunista Emiliano o rompe con essa, sposando senza se e senza l’anima di destra che lo rende vincente, o è soltanto un leninista di risulta. Ma in questo caso si tratterebbe di un deplorevole spreco.
Tommaso Francavilla
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