Quali siano le prospettive della campagna elettorale per le elezioni Provinciali ed Amministrative del 2009 è evidente fin dalla formalizzazione delle candidature. Con essa, anche soltanto con riferimento al mero dato numerico delle liste collegate ai candidati Presidenti o Sindaci, infatti si è evidenziato che il Centro-destra ha in campo una forza molto maggiore della sinistra anche quando questa sia riuscita a coalizzarsi (e non sempre ce l’ha fatta, viste le divaricazioni che qua e là si sono manifestate tra il PD, l’IDV ed i due tronconi della sinistra radicale). Un dato che inverte completamente i consueti rapporti di forza tra le due coalizioni principali, che vedevano il Centro-destra partire sistematicamente “ad handicap”, come avvenne sia nelle Amministrative del 2004 che nelle Regionali del 2005, quando Fitto si presentò con 6 liste contro le 12 di Vendola e perse per soli 9 mila voti, ossia per mezza listarella in più a suo favore o in meno dalla parte dell’avversario. Se poi si va a guardare anche dentro le liste, ci si imbatte in una sproporzione ancora più netta, con le compagini di sinistra che denotano la grande fatica con cui sono state completate, e quelle di Centro-destra che invece traboccano di personalità forti o comunque fortemente attrattive, fino a doversi necessariamente imporre anche dolorose rinunce. Non meno significativa la circostanza che, mentre nel 2004 e nel 2005 dovemmo registrare –grazie sia al momento di particolare debolezza del consenso per la coalizione di Berlusconi, sia al richiamo di appariscenti candidature di Sindaci e Presidenti provenienti dalla cosiddetta “società civile”, dietro le quali la sinistra furbescamente si nascose- consistenti travasi di forze dal centro-destra al centro-sinistra, in questa occasione è accaduto esattamente il contrario. Un autentico esodo biblico si è manifestato e si sta quotidianamente manifestando in direzione del richiamo berlusconiano, che ha coinvolto e sta coinvolgendo interi Partiti quale l’Udeur con i due Consiglieri regionali in testa nonchè personalità di assoluto primo piano nei rispettivi territori, quali l’ex-europarlamentare, nonchè ex- Segretario e Consigliere Regionale del PCI-PDS Gaetano Carrozzo a Taranto, o l’ex-Presidente della Provincia di Lecce e parlamentare in carica di Lecce Ria, per non parlare del mio amico Mimmo Magistro a Bari, che si è felicemente riconciliato con il suo anti-comunismo giovanile, ricordando per di più di non avere mai perduto un’elezione. Certo, c’è la povera Poli Bortone, che si sta già accorgendo di essersi infilata in un binario morto, ma il vuoto da lei creato è ampiamente compensato dai recuperi effettuati, rispetto alle politiche dello scorso anno, sull’UDC (p.es, Santaniello e Zaccagnino a Foggia, Giorgino nella BAT, Loperfido a Bari, Mele a Brindisi, Caroppo a Lecce, con in testa Tato Greco ed al suo fianco la famiglia Matarrese al culmine del suo fulgore, con la gloria freschissima del ritorno del Bari in A e con il precedente trionfo presso la Giustizia europea per Punta Perotti). D’altronde basta frequentare le sale delle prime manifestazioni della campagna elettorale per constatare che quelle di Centro-destra sono stra-colme e quelle di sinistra sono invece desolatamente semi-vuote, a dimostrare che anche la capacità di organizzazione e mobilitazione delle due coalizione, in cui la sinistra aveva sempre prevalso, si è ribaltata a favore di quella capeggiata in Puglia da Raffaele Fitto e Francesco Amoruso. E se si vuole l’ultima conferma dello stato comatoso in cui versa ormai la sinistra pugliese, si pensi alle candidature confindustriali alle quali si è svenduta, da Bari a Brindisi a Foggia, con buona pace di quelle che un tempo erano le “masse popolari” che i genitori politici dell’attuale PD sostenevano di rappresentare. Tutto questo è il frutto, da un lato, dell’evidente buon-governo di Berlusconi che sta comunque ampliando il distacco già pesante di consensi che divideva le due coalizioni alle elezioni politiche del 2008, ed in Puglia anche del 2006; dall’altro del fallimento delle Amministrazioni di sinistra che hanno occupato quasi tutte le nostre Istituzioni in questi anni, nel quale si sono rapidamente bruciate anche le illusioni suscitate dai luccicanti falsi campioni della più effimera ed ingannevole delle “Primavere”. Un fallimento che ha portato all’autentica liquefazione, ad onta di una gestione spregiudicata del potere locale, di intere aree politico-culturali, da quella di un socialismo pugliese che ancora pochi anni fa controllava ancora significative fette del vecchio consenso, a quelle di una sinistra estrema che alla prova del governo ha tradito tutte le sue promesse e dimostrato di saper essere perfino peggio di tutti gli altri nell’assalto alla diligenza delle prebende e del sotto-governo. Un fallimento che non poteva non concludersi anche con diffuse diaspore anche tra quel che resta dell’originaria “armata da guerra” del Centro-sinistra pugliese, in cui ormai vige il tutti contro tutti, e che senbrano destinate ad aggravarsi ed a perpetuarsi sempre di più. Un fallimento che accomuna tutte le Province ed i principali Comuni interessati al voto di giugno e che li collega a quello in atto alla Regione, dal quale non a caso Vendola tenta di fuggire in direzione Bruxelles, pur presentandosi in ogni realtà con proprie specificità. Che affronteremo prossimamente, caso per caso. Tommaso Francavilla |