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" FIAT-CHRYSLER . Scommessa sul futuro " di Massimo Gaggi (Corriere della Sera, 02/05/09)
Ora c'è l'accordo, col timbro della Casa Bianca: l'America di Oba­ma punta le sue carte su Fiat non solo per salvare Chrysler dal fallimento, ma per renderla — col de­sign italiano e la nostra tec­nologia di risparmio ener­getico — il simbolo della riscossa dell'industria ma­nifatturiera Usa. Un gran­de successo per il gruppo torinese, ma anche una sfi­da straordinaria. Anzi, una serie di sfide. In mezzo al­le quali Sergio Marchion­ne, col suo Dna di scom­mettitore, sembra trovarsi assai bene.

La prima, ovviamente, è quella di pilotare a tempo di record l'azienda ameri­cana, che da oggi «conge­la » i suoi stabilimenti, fuo­ri dalla procedura di ban­carotta. Avviando, contem­poraneamente, la sua inte­grazione col gruppo italia­no. Gli scettici ricordano che, per uscire dal «Chap­ter 11», normalmente ci vo­gliono almeno 12 mesi. Ma questi non sono tempi normali: i protagonisti dell'accordo puntano su un numero «magico», 363. È la sezione del Codi­ce americano che consen­te al Tribunale di vendere con procedura abbreviata (e senza bisogno del con­senso unanime dei credito­ri) i beni principali della Chrysler alla nuova società partecipata dalla Fiat.

La scommessa delle aziende — ma anche quella di Obama, che ha messo esplicitamente tutto il suo peso dietro l'operazione — è di chiudere questa delicatissima fase a tempo di record: 60 giorni al massimo. Poi la nuova Chrysler «italiana» dovrà bruciare le tappe per mettere sul mercato Usa i nuovi modelli e conquistare una significativa fetta del mercato, invertendo il trend declinante registrato dall'azienda Usa negli ultimi anni.

Non è una scommessa facile, ma è anche una irripetibile occasione — arricchita dall'ipotesi di integrazione anche con le attività europee di GM (Opel) — di scompaginare l'assetto del mer­cato mondiale dell'auto, trovan­do lo spazio per un nuovo prota­gonista capace di produrre 5­6 milioni di veicoli l'anno. Obama si espone molto, accetta un ri­schio molto elevato, dimostran­do grande fiducia in un'azienda italiana, nella sua tecnologia e in un manager che gioca sulla sua immagine di «pokerista», ma che alla Casa Bianca è soprattut­to percepito come un grande agente di cambiamento; uno che rischia, ma con un progetto chia­ro in mente.

Quella annunciata ieri è un’operazione industriale, ma per il presidente Usa il significa­to di Chrysler-Fiat va ben oltre l'auto. Già ieri è diventata il terre­no per un «regolamento di con­ti » con la parte di Wall Street che Obama considera maggior­mente responsabile del disastro finanziario: «hedge fund» e ban­che d'affari che mantengono una mentalità pre crisi e restano ostili a ogni intervento del gover­no federale in economia, sia es­so congiunturale o strutturale. Domani su aziende come Chry­sler- Fiat si giocherà addirittura il destino di un pezzo del siste­ma sanitario Usa, visto che la possibilità di continuare a finan­ziare cure mediche con meccani­smi di mercato dipenderà anche dai margini di profitto che grup­pi come questo riusciranno a re­alizzare.
Massi8mo Gaggi
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