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lunedì 6 settembre 2010
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"La memoria degli elettori : TRA MAGGIORANZA E OPPOSIZIONE" (Corriere della sera, 13/08/10)

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"Finto referendum" di Antonio Polito (Il Riformista)
Il 21 giugno si celebrerà dunque uno dei referendum più finti della storia della Repubblica. Finta è la data, perché è stata scelta apposta per far fallire il quorum.
©Marco Merlini/Lapresse 12-03-2009 Roma Politica Conferenza stampa davanti al ministero dell'Interno del Comitato promotore dei referendum elettorali per abbinare referendum a election day Nella foto Mario Segni e Giovanni Guzzetta Press conference in front of Interior Ministry building: the Referendum promoting committee leaders, Giovanni Guzzetta and Mario Segni, ask for the unification for referendum and next election-daySi voterà, è vero, insieme al secondo turno delle amministrative, ma le amministrative non si tengono in tutt'Italia e non tutti gli elettori vanno al secondo turno. Finto è pure lo schieramento dei partiti: il Pdl vorrebbe battersi per il sì, perché gli conviene eccome, ma non lo potrà fare apertamente e sul serio per non finire ai ferri corti con la Lega. Il Pd, che in cuor suo spera che il referendum fallisca, dovrà invece fingere di battersi per il sì - come ha deciso ieri la direzione del partito di Franceschini - per non irritare la lobby referendaria. Finto è pure il quesito, che sembra arrivare da un'altra epoca, l'epoca in cui c'erano venticinque partiti in Parlamento e bisognava ridurli a cinque-sei, ma ora sono già cinque-sei e il referendum potrebbe solo trasformarli fintamente in due, uniti alle elezioni nei listoni e poi di nuovo divisi subito dopo.

In questo referendum, insomma, è tutto finto. Tranne i soldi che costerà, più o meno a secondo del grado di abbinamento ad altre consultazioni, ma pur sempre molti. È finto anche l'interesse del pubblico, che infatti non c'è, e lo dimostra il fatto che con qualsiasi persona parliate dello sperpero da mancato accorpamento, vi risponde che il primo sperpero è farlo e basta.

L'alchimia perversa tra la passione bipartitica dei promotori (sincera, anche se oggi anacronistica) e la furbizia partitica dei partiti, ha prodotto una presa in giro dell'elettorato che purtroppo macchierà ancor di più il buon nome del referendum, strumento di democrazia diretta così abusato negli anni da essere diventato indigesto proprio al popolo.

Mentre invece il referendum dovrebbe essere l'ultima risorsa di una democrazia vera, la voce del popolo che si riprende la sua sovranità quando il Parlamento non è più in grado di interpretarla correttamente.
In queste settimane abbiamo più volte chiarito perché, per noi, il successo del referendum sarebbe una jattura non solo per le sorti della sinistra (col bipartitismo non vincerebbe più, almeno non nel prevedibile futuro), ma anche per una corretta rappresentanza democratica, perché non esiste al mondo un luogo in cui il partito che arriva primo alle elezioni prende il 54% dei seggi e diventa il sovrano assoluto. Almeno non dove esiste il regime parlamentare. C'è, nell'ansia bipartitica, una verità non detta, ed è questa: i sistemi bipartitici sono presidenziali. Non si capisce dunque perché chi si batte per introdurre un rigido bipartitismo in Italia si indigni poi invece quando denuncia derive presidenzialiste. Le due cose stanno insieme, e se volete la mia opinione quello più coerente in questo campo è proprio Gianfranco Fini, che è referendario e presidenzialista allo stesso tempo. Ma siccome il Pd non è mai stato presidenzialista, perché mai invita ora a votare sì al referendum?

Franceschini ha ieri dato la classica risposta: perché il sistema attuale fa schifo, si chiama Porcellum, dunque va cambiato. Tutto giusto. Ma come? Il Pd, che vuole fortissimamente cambiarlo, sa anche dirci se lo cambierebbe col tedesco, col francese, con lo spagnolo? È una domanda cui non si ottiene risposta sin dai tempi di Veltroni. Ed è molto ipocrita che, non sapendo come cambiarlo, si proponga intanto di peggiorarlo, di aggravarne i difetti, con la soluzione referendaria.

Avrete capito, da questo ragionamento, qual è la nostra conclusione. Dal referendum elettorale è meglio astenersi, rifiutare la scheda se si va al seggio per il ballottaggio delle amministrative, o non recarcisi affatto se per le amministrative non si deve votare. Perché la cosa peggiore che si possa fare di fronte a una presa in giro è caderci.
Antonio Polito
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