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lunedì 6 settembre 2010
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"La memoria degli elettori : TRA MAGGIORANZA E OPPOSIZIONE" (Corriere della sera, 13/08/10)

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"Mario Piergiovanni e Bari" di Michele De Feudis (epolis 10/04/09)
Ci sono tanti modi amare una città. Gli artisti in questo sono unici. Respirano l'aria delle piazze, raccolgono emozioni, umori, sogni, urla, note musicali. Ne interpretano l'anima profonda e la trasfigurano nelle loro opere. Mario Piergiovanni ha lasciato la vita terrena ieri mattina. Era scultore e non solo, amava Bari più di tutto. Con il suo genio plasmava la pietra pugliese, realizzava statue in bronzo, affrescava bellezze mediterranee su tele colorate. Aveva esposto le sue opere in tutto il mondo, perfino in Australia. Poteva capitare di incontrarlo lungo via Venezia, mentre si incamminava come “Gandalf il bianco” verso il suo incantevole studio. Lì magari raccontava, stretto nell'abbraccio affettuoso dei nipoti, di una città che non c'era più, di una forzatura architettonica, della muraglia restaurata e privata dei cordoli metallici orizzontali, «brutti, ma da cui passava d'estate u' frisch», il vento che refrigerava i sottani del popolo. Attraversava furtivo l'atrio del Palazzo dell'Ateneo - nei giorni di settembre in cui più si sente il peso della sconfitta - con un fiore in mano. Lo deponeva su un'opera dimenticata dai sacerdoti della memoria, un bassorilievo in pietra che ricorda l'eccidio di Cefalonia. Agli ulivi di Puglia («albero dei ricchi e dei poveri») tributava elegie: «Il tuo tronco contorto e sofferto / come tortile colonna barocca / ha le braccia attorcigliate e serrate / come per disperarsi senza speranza». Praticava la religione dell'arte di Ezra Pound, la generosità contro l'usura («con usura nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine / non si dipinge per tenersi arte in casa, ma per vendere e vendere / presto e con profitto, peccato contro natura»). Poeta e scrittore teatrale, era tra gli autori di “Iarche ialde”, un grande classico del teatro barese. «All’arte - scriveva - si giunge dopo un lentissimo, paziente arricchimento interiore dovuto alla frequentazione dei grandi spiriti, alla familiarità con i grandi argomenti; l’arte è qualcosa che, trascurando le date e i dettagli, va diritto all’anima delle cose e permette di partecipare con mente più consapevole alla realtà del tempo che viviamo». Tra le sue ultime opere c'è una scultura di struggente bellezza, davanti al Fortino di Sant'Antonio: è una donna che sventola triste un fazzoletto bianco. Ieri aveva il volto rigato da una lacrima.

micheledefeudis@virgilio.it

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