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"Finalmente orgogliosi dello Stato dopo tante tragedie gestite male" di Peppino Caldarola (Il Giornale)
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Questa volta abbiamo visto lo Stato. Non era mai accaduto prima. In Irpinia qualcosa cominciò a muoversi dopo le aspre parole di Pertini e la sua requisitoria contro gli uomini di governo. Napolitano non ha avuto bisogno di fare discorsi a tv unificate. La Protezione civile di Bertolaso si è confermata una delle macchine più efficienti della Repubblica. Le forze di polizia sono state mobilitate in poche ore. I nostri pompieri hanno mostrato lo stesso coraggio di quelli di New York l’11 settembre. I soccorritori non hanno avuto il tempo di chiedersi cosa fare e dove andare. Ricordo l’angoscia dei volontari dell’Irpinia quando la generosità di tanti si smarriva di fronte all’inefficienza dell’intervento pubblico. Berlusconi si è immediatamente assunto la responsabilità di dirigere in prima persona l’intera macchina dei soccorsi. Come ha fatto per Napoli, anche per L’Aquila il premier non ha delegato nulla, ma è sceso in campo direttamente. L’impresa era ed è difficile. Il terremoto ha distrutto un’intera città e paesini appollaiati sulla montagna. Quello che colpisce è stata la chiarezza del comando. Penso solo alla scelta di aver bloccato l’autostrada per impedire l’afflusso disordinato di persone che avrebbero ostacolato il flusso dei soccorsi. Penso alla notte fra lunedì e martedì quando, raccontano le agenzie di stampa, grazie alla presenza dello Stato non un solo atto di sciacallaggio è stato compiuto ai danni della popolazione indifesa. Lo Stato presenta all’Aquila ha mostrato tutti i suoi volti. È stato amichevole verso chi ha perso tutto, ha cercato d’impedire che si diffondesse il panico, ha mobilitato risorse e le ha coordinate, è stato severo verso i malintenzionati. Il volto dell’Italia che viene fuori dai primi giorni post-terremoto è quello di un Paese ferito ma non piegato. C’è anche l’immagine di un Paese orgoglioso. Il rifiuto degli aiuti stranieri reso possibile dalla nostra capacità di fronteggiare la crisi sicuramente accrescerà il prestigio dell’Italia. All’emergenza pensiamo noi, aiutateci nella ricostruzione investendo su di noi. Questo è stato il messaggio forte che in queste ore l’Italia sta dando a tanti governi, a cominciare da quello americano, che generosamente si sono offerti di inviare denaro e medicinali. Diciamo la verità: la reazione dello Stato questa volta è sembrata sorprendente. Eravamo abituati a popolazioni abbandonate a se stesse, a sindaci costretti a implorare interventi immediati, alla confusione di interventi senza coordinamento. Si dice: nei momenti eccezionali l’Italia mostra il meglio di sé. Questa volta è stato il governo a mostrare il meglio di sé. Non ho alcuna reticenza a scrivere che tutto questo è merito di Silvio Berlusconi. Si era appena spenta la ridicola «querelle» su inesistenti gaffe internazionali che il premier ha mostrato una capacità di intervento nella crisi che non ha eguali nel passato. Ha fatto bene Franceschini a proporre la mano tesa. Ha fatto bene anche perché poche ore prima il leader Pd e il suo staff si erano prodotti in una nuova manifestazione di antiberlusconismo di maniera che lasciava temere il peggio. Berlusconi ha mostrato in queste ore capacità di leadership generali. Dopo il successo di Napoli, l’intervento su L’Aquila e le zone terremotate accresceranno il suo indice di popolarità. È un bene solo per lui e per la sua parte? No, da uomo di sinistra penso che sia un bene per tutti. Abbiamo bisogno di voltare pagina, di chiudere quindici anni di «guerra civile parlata» che hanno logorato il Paese. Ora si può entrare in un’altra fase. L’Italia ha un capo di governo che dà garanzie di guida, che ha una propria visione del mondo, che sa parlare e sa fare. Chi è contrario lo dica, chi ha un’altra proposta la faccia. Ma è ora di farla finita con le vecchie demonizzazioni. Berlusconi ha rimesso in moto lo Stato due volte: a Napoli e ora in Abruzzo. Questo si chiede a un uomo politico di governo e questo è accaduto. So che scrivendo queste cose attirerò sulla mia testa gli improperi e gli insulti di tanti miei compagni di schieramento. Un tempo si diceva che la verità è rivoluzionaria. Ne sono convinto tuttora. Riconoscere al «principale esponente dello schieramento a noi avverso» di aver dato una prova di capacità di governo è il minimo che si può fare oggi. Non bisogna aver paura di criticare il governo, ma neppure di apprezzarlo quando lo merita. Peppino Caldarola |
ARCHIVIO
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