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"Annozero getta la maschera. È diventata la tv di Tonino" di Peppino Caldarola (Il Giornale,
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15/03/09) Annozero ha annientato giovedì sera il Pd. Per tre ore è andata in onda una terribile requisitoria contro il maggior partito di opposizione e i suoi dirigenti. Chi è stato abituato a trasmissioni antiberlusconiane può pensare che questa volta Santoro abbia stabilito una sorta di reciprocità fra le due parti del Parlamento. Ma non è questa la questione. Il salto di qualità di giovedì sera è stata nell’esplicita intenzione del conduttore di annientare il Pd e di fare da traino a Di Pietro e a Beppe Grillo. La scaletta del programma era dettagliata. Apertura al solito comizio di Marco Travaglio. In studio due giornalisti, Luca Telese e la direttora dell’Unità Concita De Gregorio, ai due lati due esponenti del Pd. Il primo aveva il volto stanco di Antonio Bassolino che ha passato la serata a discolparsi delle colpe della sua amministrazione. Il secondo era Matteo Renzi, giovane candidato sindaco di Firenze, uno dei volti nuovi del Pd, autore di una performance veramente penosa. Sia Renzi sia Bassolino sono stati messi sulla graticola da servizi e collegamenti che segnalavano la stanchezza e l'irritazione della base del Pd, stretta fra la voglia di mandare tutto all'aria e l'invito al voto di astensione. In queste macerie, si ergeva da trionfatore, oltre ai soliti Santoro e Travaglio, la figura palingenetica di Beppe Grillo. Siamo persino arrivati al punto che il conduttore, quello principale, ha invitato le due vittime, Renzi e Bassolino, ad ascoltare con attenzione il successivo intervento di Beppe Grillo perché avrebbe contenuto delle dichiarazioni di grande valore politico. Suppongo che tutti si siano messi all’ascolto pensando o a uno scherzo di Santoro ovvero a una dichiarazione solenne da parte del comico. Invece per dieci minuti Grillo ci ha spiegato che dovremo passare la nostra vita chiusi in casa, rinunciando alla macchina e proponendo altre piacevolezze che generalmente vengono in mente ai dittatorelli quando sono in crisi di popolarità e vogliono fondare nuove civiltà sulla pelle degli altri. Annozero eredita una lunga tradizione giornalistica di Michele Santoro che si era caratterizzata negli anni per la sua spigolosità, per l’avversione verso una parte politica ma spesso era costruita attorno a dibattiti di qualche interesse. Quest’anno Santoro si è immaginato un format diverso. Fuggito dalla politica, dopo aver brigato per entrarci, ha trasferito l’intera sua animosità al servizio di un progetto politico. Anzi di un partito, meglio di un partitino. Annozero non è più la trasmissione di tendenza che irritava alcuni e galvanizzava altri. È via via diventata l’house organ di Antonio Di Pietro. È la prima volta che un programma televisivo non solo si schiera da una parte ma si dà il compito di fare terra bruciata attorno a tutto ciò che ostacola l’espansione della bolla elettorale che vuole creare. Il progetto è partito da lontano e ne sono state vittima non solo Clemente Mastella e Pierferdinando Casini, ma anche tutto il mondo che faceva ombra all’espansione di Di Pietro. La trasmissione più giustizialista della tv è riuscita persino a bastonare gli organismi della magistratura quando ci sono state le polemiche su De Magistris. È stata fatta un’intera puntata a difesa del grande spione Genchi. Quando la magistratura ha messo naso negli affari napoletani di Di Pietro e del suo «bambino», è toccato a Marco Travaglio difendere in tv con un editoriale infuocato l’ex Pm. Un piccolo partito, l’Italia dei Valori, dispone ormai di un potere mediatico usato come una clava. Siamo cioè ben oltre la propaganda e l’appoggio incondizionato. Giovedì sera è andata in onda un’operazione di macelleria politica. La rappresentazione del Pd, che chi scrive ha spesso criticato severamente, è stata spinta fino al dileggio con tre protagonisti a dir poco imbarazzanti. La direttora dell’Unità non ha reagito quando Travaglio ha parlato di Veltroni e degli altri leader come di «gerarchi» fingendo di dimenticare di essere stata nominata dal «gerarca» Veltroni, Bassolino costretto alla difesa ha cercato di salvare la pelle, il giovane Renzi, quando ha potuto, ha continuato a sparare sul proprio quartier generale nella speranza di ridurre l’enfasi dell’attacco su di sé. Che cosa dobbiamo aspettarci da qui al voto di giugno? Non sono fra quelli che pensa che Santoro non debba fare la sua trasmissione. Il problema è se deve farlo senza regole. Mi chiedo se sia legittimo che un piccolo partito come l’Italia dei valori possa disporre di una simile clava per bastonare i propri avversari. C’è un problema di democrazia. Peppino Caldarola |
ARCHIVIO
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