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"«Punta Perotti, se pagherà lo Stato pagheranno anche i cittadini baresi» di Giuseppe Tucci (La Gazzetta del Mezzogiorno, 19/01/09)
INTERVENTO IL PROF. GIUSEPPE TUCCI, AVVOCATO E ORDINARIO DI ISTITUZIONI DI DIRITTO PRIVATO DELL’UNIVERSITÀ


«Emiliano: se ci sarà condanna riguarderà solo lo Stato. I baresi non pagheranno nulla». E’ questo il titolo inquietante che appare su La Gazzetta di Bari del 18 gennaio. Ancora più inquietante è poi l’esordio dello stesso articolo: «Punta Perotti? Resti fuori dalla campagna elettorale. Diversamente, pioveranno querele e richieste di risarcimento». L’artico - lista riassume con queste parole il «messaggio» che il Sindaco avrebbe lanciato soprattutto, ma non solo, ai suoi avversari politici; messaggio che, se vero, risulta senza dubbio efficace, provenendo non solo da un Sindaco autorevole, ma da un ex magistrato, giustamente ascoltato nei Palazzi, ma il cui contenuto il siciliano Napoleone Colaianni non avrebbe trovato difficoltà a qualificare in maniera appropriata.
Nell’ampia casistica nazionale, che riguarda tutte le regioni italiane, dalla Puglia al lago di Garda alla Sardegna (per citare le ultime sentenze della Cassazione), Bari gode del triste privilegio di essere la città delle confische urbanistiche. Nessun «avvertimento», di qualsiasi contenuto e comunque qualificabile, può e deve impedire, che in un Paese, parte integrante dell’Europa dei diritti, governato, tra l’altro, da una Costituzione in cui la libertà di manifestare liberamente il proprio pensiero è riconosciuta come un diritto inviolabile, l’intera cittadinanza si appassioni e partecipi ad un dibattito tra i più complessi e controversi, come quello che riguarda l’esecuzione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uo - mo. Tanto più quando lo Stato italiano, non la Turchia o la Russia, venisse, in ipotesi, condannato a risarcire un ingente danno per una vicenda che riguarda un’area oggi adibita ad un parco, paradossalmente battezzato “Parco della legalità».
Ma v’è di più! Bari ha il triste privilegio di essere la città delle confische urbanistiche anche perché l’amministrazione ha fatto un uso politico di tale strumento, di cui i cittadini hanno diritto di discutere liberamente; e ciò sempre in base a quel benedetto articolo della nostra Costituzione, che porta il numero 21, oltre che in base a numerose norme della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e del Trattato di Lisbona. Nelle pubbliche udienze di questa città, gli avvocati difensori del Comune erano sempre in prima fila a chiedere quella strana confisca urbanistica senza guardare in faccia nessuno, anche quando persino la pubblica accusa si rendeva conto che quel famoso teorema giurisprudenziale risultava del tutto insostenibile ed appariva anche fonte di probabili condanne dello Stato italiano.
Sempre secondo la Costituzione (art. 5) «la Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali». Nonostante il chiaro principio costituzionale, il Comune, a quanto pare, non si sente affatto un ente territoriale dello Stato italiano e tiene in alcun conto la circostanza che a pagare gli ingenti risarcimenti – anche a voler concedere che il Comune in quanto tale non sia coinvolto direttamente –siano comunque i cittadini baresi, come quelli bergamaschi e siciliani. Purtroppo quando la vera politica, quella con la P maiuscola, è latitante, germoglia la mala pianta della demagogia e, nel nostro Paese, se la demagogia di destra, come insegnava Piero Gobetti prima di essere ucciso a colpi di manganello, ha una tragica tradizione, quella di sinistra, oltre ad essere tragica, risulta talvolta ridicola.
Giuseppe Tucci





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