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venerdì 3 settembre 2010
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"A PROPOSITO DI “TURBO-REGIONALISMO” di Tommaso Francavilla (05/09/06)
Nel dibattito sul “turbo-regionalismo”, che si è qualificatamente sviluppato in queste settimane a seguito di un’iniziativa del Presidente Formigoni, si è finora soltanto accennato al suo vero punto di partenza, che è il “federalismo a più velocità” istituito dalla riforma ulivista dell’art 116 della Costituzione, il cui sbocco è esattamente quella frantumazione dell’Italia su settori fondamentali come la Sanità e l’Istruzione che la propaganda ulivista contro la Riforma Costituzionale del Centro-destra sosteneva di voler evitare. Se a ciò si aggiunge l’annullamento in atto del Parlamento attraverso decretazioni e fiducie “ a raffica” e lo svuotamento sostanziale di leggi dello Stato (vedansi le Riforme “Biagi” e Moratti”) attraverso atti meramente amministrativi, viene da domandarsi se il voto espresso dagli Italiani nel Referendum dello scorso giugno, contro la “devolution” ed in difesa del parlamentarismo, non sia stato fondato in realtà su una mastodontica mistificazione. Ciò detto, quel voto ha comunque rilegittimato la riforma ulivista di cui sopra, che il Centro-destra voleva modificare in realtà in senso più centralista ivi compresa quella versione devastante dell’art.116, e con essa la conseguente iniziativa di Formigoni, e contestualmente delegittimato quanti oggi le si oppongono con motivazioni ostili alla Costituzione vigente.
A fronte di tale iniziativa le Regioni del Sud, ed in particolare la Puglia, devono saper reagire non certamente opponendosi a quanto ad altri ormai- piaccia o non piaccia- spetta, ma realizzando finalmente le condizioni per poter sopravvivere e crescere in una condizione di più marcata autonomia. Ciò significa, per esempio in materia di Sanità, riprendere, sia pur in forme rinnovate, il coraggioso cammino riformatore di Raffaele Fitto, e cioè puntare alla ottimizzazione dell’impiego delle risorse in direzione di una Sanità organica e di qualità. Significa soprattutto riaprire per la nostra economia le strade dello sviluppo, e cioè della crescita della competitività e della ricchezza complessiva del sistema-Puglia, oggi artificiosamente ostruite da politiche ideologiche intimamente anti-industrialiste, se non collettiviste. Non reggeremo né alle sfide crescenti del turbo-regionalismo né a quelle dell’economia globale con normative regionali come quelle contro l’apprendistato o contro le attività - per esempio- le attività balneari o estrattive, o con filosofie urbanistiche incentrate sul primato assoluto del vincolo e del divieto, o con piani di fatto anti-energetici e anti-smaltimento dei rifiuti, o con contro-riforme come quelle in itinere in materia di Consorzi e di Distretti Industriali o di Consorzi di Bonifica, di fatto restauratrici del peggiore dirigismo partitocratico. Né attrarremo investimenti con comportamenti come quelli in corso per il rigassificatore di Brindisi o la Centrale di San Severo, che non riescono a decollare per ostruzionismi politici –purtroppo “bipartisan”- degni di un’orrida mistura tra Khomeini e Ghino di Tacco” (da non confondersi con Bettino Craxi), nonostante siano dotati di tutte le autorizzazioni di legge. Così continuando, al turbo-regionalismo di Formigoni risponderemo rovinosamente con l’immobilismo più ottuso, in una deriva terzomondista e paleo-collettivista che ci staccherà progressivamente dall’Italia e dall’Europa. Quanto poi alla speranza di contrastare gli effetti del turboregionalismo nordico con l’utilizzo dei fondi comunitari per l’ “Obiettivo 1”, ivi compresi gli investimenti infrastrutturali che dovrebbero derivarne, è appena il caso di ricordare che non siamo stati soltanto noi, ma niente meno che anche il già candidato della sinistra alla Presidenza della Puglia prof. Boccia, dall’alto della nuova prestigiosa postazione romana, a denunciare le inadempienze ed i ritardi di questo Governo Regionale sia nella spesa dei fondi 2000-2006, già ampiamente a rischio, sia nella programmazione di quelli 2007-2013, nonché il falli mento –per esempio- della gestione colonial-no global dell’EAAP, che non ha nemmeno avviato le procedure per investimenti per un miliardo di euro e dal quale Vendola si illude di salvarsi scaricando tutto sugli improbabili amministratori da lui nominati. La verità è che con le strategie ed i generali della sinistra che ci è toccata in sorte, e cioè la più sinistra d’Italia, nel nostro destino non c’è alcun “turbo”, ma soltanto un demenziale cammino all’incontrario, verso le tenebre del sottosviluppo.
TOMMASO FRANCAVILLA
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