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venerdì 3 settembre 2010
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La nostra ultima Rassegna Stampa:
"La memoria degli elettori : TRA MAGGIORANZA E OPPOSIZIONE" (Corriere della sera, 13/08/10)

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"La scampagnata di Divella sulla Murgia" di Tommaso Francavilla (30/10)
I telegiornali ci hanno propinato in grande abbondanza le immagini bucoliche del Presidente della Provincia e di tutta la sua Amministrazione, con famiglie e servitù al seguito, che si inerpicavano in branco su antichi tratturi del territorio del Parco Naturale delle Murge, tra traini cigolanti, cavalli da sella e vecchie biciclette, o si alimentavano voracemente con solide fette di pane ed olio.

Immagini palesemente artificiose, ma che volevano raffigurare una sorta di Eden ritrovato nel contempo cantando le lodi di chi se lo stava godendo.

Io invece, e non per partito preso, ho ripensato alla cruda verità di quel mondo perduto che con quelle immagini si intendeva rievocare, che non era affatto un Paradiso, ma un inferno quotidiano di sofferenze, di privazioni e di ingiustizie, con uomini e donne giovani che sembravano vecchissimi, piegati dalla fatica e dalla fame, dalla malattia e dall’ignoranza, che sopravvivano a fatica a giornate sempre eguali, abbrutiti e stremati da un lavoro infame, quando riuscivano a trovarlo.

Ho ripensato agli orridi tuguri in cui quei poveracci riparavano nelle poche ore di riposo, alle piazze stracolme di braccia smunte che si vendevano per un tozzo di pane, in cui piccoli cuccioli di uomo nascevano nella sporcizia e morivano a frotte di stenti e d’incuria. Ad un mondo miserabile e piccolissimo, che ignorava cosa ci fosse al di là del proprio campo, che non sapeva né leggere né scrivere, nel quale gli esseri umani convivevano con gli animali e valevano meno di loro.

Ho pensato alle grandi coscienze che quel mondo comunque aveva partorito, al loro sogno di vedere un giorno splendere su quelle plaghe dolenti la luce del progresso economico e sociale, alla loro fede nella capacità liberatoria della scienza e dell’istruzione.

E mi sono domandato che follia fosse questa che ci vuole riportare indietro, che vuole risospingerci nel sotto-sviluppo dal quale con tanta fatica i nostri vecchi erano infine riusciti ad uscire, e cosa potevano pensare, quei poveri contadini che su quei tratturi, su quei traini, su quei cavalli portavano la loro miseria nera, la loro dolente rassegnazione di fronte alla pagliacciata di un miliardario del III millennio e dei suoi grassi cortigiani che si esibivano imitandoli, banalizzando il dolore di intere generazioni.

Naturalmente con le vetture super-accessoriate dietro l’angolo, quasi a mò di sberleffo.

Mi sono domandato se il Parco dell’Alta Murgia in sé, con il suo carico di vincoli e di divieti che ne fa una sorta di rigurgito del Medio-Evo, non sia un affronto ad un mondo scomparso, che ha irrorato quelle aride pietre di infinito sudore, perché smettessero di essere aride, perché i tratturi diventassero strade, perché i traini diventassero macchine, perché sulle tavole non ci fosse soltanto un pezzo di pane ed un goccio d’olio, i bimbi non morissero a frotte di tenti e di incuria, perché i giovani non dovessero diventare vecchi anzi tempo, piegati dalla fatica, dalle privazioni, dall’ignoranza, dall’ingiustizia.

E mi sono domandato quale sinistra fosse mai quella, che si beava della conservazione e del regresso, che cancellava la storia a caccia di un mondo chiuso e selvaggio, segnato inevitabilmente dalla legge del più forte
Tommaso Francavilla

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