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venerdì 3 settembre 2010
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La nostra ultima Rassegna Stampa:
"La memoria degli elettori : TRA MAGGIORANZA E OPPOSIZIONE" (Corriere della sera, 13/08/10)

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"L'Italia della fierezza" di Tommaso Francavilla (22/04)
Maurizio Quattrocchi era certamente un coraggioso (altrimenti non sarebbe andato a fare un lavoro pericoloso in un luogo pericolosissimo) e la sua morte all’insegna dell’orgoglio personale e patriottico è stata tanto eroica da costringere la viscida quanto faziosa “Al Jazeera” a non trasmetterla, perché la sua mondovisione sarebbe stata la più tremenda delle disfatte per la causa infame dei suoi aguzzini. In qualsiasi Paese del mondo avrebbe alimentato un grande sentimento collettivo di identificazione e di appartenenza, trasformandosi rapidamente in sacra e perpetua icona della Patria comune. Tranne in Italia, naturalmente, laddove l’ideologia della pusillanimità (del tipo “meglio rossi che morti”, oggi evolutosi in “meglio islamici che morti”) ha milioni di profeti e si è felicemente sposata con la rimozione scientifica dalla nostra coscienza collettiva del sentimento nazionale, reo soprattutto di essere estraneo agli pseudo-universalismi delle ideologie, e cioè degli odi fratricidi, dominanti. Anche per questo ci ha lasciato senza parole il Grido immenso di Quattrocchi, che risaliva dalle radici di un’altra Italia, quella che –nella fierezza di sé- costruiva anche con il sangue dei suoi martiri la sua unità e la sua indipendenza. Un’Italia che proprio il nostro contestatissimo impegno in Iraq sta facendo riemergere in tutto il suo splendore morale, attraverso il messaggio contagioso dei ragazzi di Nassiyria, dell’unica Croce Rossa del mondo che non è scappata, con i suoi Angeli- Eroi senz’armi ma anch’essi con il Tricolore, con Maurizio Quattrocchi.

Un’altra Italia rispetto a quella che non a caso si è scagliata con infinita ferocia contro la memoria stessa del “mercenario” patriota, senza fermarsi neanche di fronte alla bestemmia del dileggio, se non della solidarietà con i suoi assassini. A quella anti-italiana, anti-occidentale, anti-liberale, anti-democratica, anti-cristiana pseudo-Italia che sta nascondendo all’ombra della barbarie filo-islamica le sue vecchie bandiere rosse e di cui abbiamo avuto contezza in una lettera alla “Gazzetta del Mezzogiorno” di un consigliere comunale andriese di Rifondazione Comunista, che non ha esitato a giustificare preventivamente un eventuale atto terroristico in Italia, con argomenti identici a quelli di Bin Laden, e che non a caso venivano nelle stesse ore rilanciati dall’ultima covata delle BR, a dimostrare quanto siano contigui i terroristi di tutti i colori ed i loro sempre più entusiastici fans dei cosiddetti “Movimenti”, che senza alcun pudore osano perfino contrabbandarsi come “pacifisti”.

La tragedia è che questi personaggi, i cui partiti sono componenti determinanti della “gioiosa macchina da guerra” prodian-agnolettiana, rischiano di assumere, magari dopo una bella strage alla Stazione, la guida del Paese, all’insegna di una bandiera Arcobaleno con la barba del Profeta, reincarnato da Bin Laden dopo essere passato da Carlo Marx.
Tommaso Francavilla

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