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venerdì 3 settembre 2010
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"Goebbels, il Mezzogiorno e il semaforo rosso" di Pasquale Satalino (La Gazzetta del Mezzogiorno, 26/01)
Ha fatto bene il Premier Berlusconi a ricordare agli italiani la strategia di comunicazione del famigerato capo della propaganda hitleriana, Goebbels, secondo cui, a furia di dare per assodata una notizia, la gente finisce col crederci. Ne dovremo tener conto tutte le volte che sentiremo affermare insistentemente che la “questione meridionale” è superata, che la politica balcanica passa già per il Mezzogiorno, magari lungo il corridoio otto, e che la lievitazione dei prezzi è colpa dell’euro.
Quest’ultimo tema è riemerso, nei giorni scorsi, con argomentazioni di tanta persistenza da far pensare al criminale nazista.
“Che l’euro sia la causa dell’aumento dei prezzi è un’assoluta verità. Del resto ciò succede anche in altri paesi dell’Europa”, ha detto il presidente Berlusconi, aggiungendo però che “la moneta unica è stata adottata senza adeguati studi e trattative anche perchè ci troviamo in mercati liberi (ahi!) e il piccolo commercio ha ritenuto (senza che nessuno glielo impedisse?) di semplificare il tutto prendendo un euro come unità di base invece delle vecchie mille lire”.
Come dire che il semaforo è la causa dell’aumento di incidenti fra automobilisti che non rispettano il rosso ed ai quali non si fa neppure la multa.
Ecco perché ha ragione in Presidente della Commissione Europea Romano Prodi quando replica che “il problema non è l'euro ma il comportamento di chi doveva controllare l'andamento dei prezzi nel passaggio all'euro e non lo ha fatto”.
“C’è gente che ci ha speculato sopra. Dovete reagire”, ha esclamato il Capo dello Stato a Livorno alla folla che gli chiedeva lumi, dopo aver “corretto” due volte, nei giorni scorsi, le reiterate (goebbeliane) prese di posizione anti-euro di Berlusconi e Tremonti
Una riprova della ragione di Prodi e Ciampi sta nel fatto che il rapporto fra prezzi ed euro varia da Paese a Paese. I dati Eurostat di gennaio sull’inflazione danno un calo al 2,0% nei Paesi Euro, col massimo del 3,1% in Grecia e minimo dell’1,1% in Germania. L’Italia è al 2,5% , mezzo punto sopra la media.
E’ all’interno di ciascun Paese che vanno cercate dunque cause e rimedi della lievitazione dei prezzi ed adottate strategie conseguenti.
Prodi ha ricordato, a questo proposito, che in Francia e in Germania i Comitati creati per favorire l’adozione dell’euro e scoraggiare i pericoli inflattivi hanno funzionato bene mentre non si sa nulla di quelli italiani. E la pronta risposta del ministro Tremonti non può certo tranquillizzarci.
Al Comitato nazionale per l’Euro – ha ricordato sabato scorso Tremonti – il Governo ha creduto a tal punto da chiamare a presiederlo un economista di fama internazionale come il pugliese Vito Tanzi, entrato nella compagine governativa come Sottosegretario. Non ha però aggiunto che il prof. Tanzi ha lasciato nei mesi scorsi il suo incarico di Governo, che pure aveva accettato con grande entusiasmo, nella speranza di poter dare buoni consigli al Ministro. Del resto, chi ha mai più sentito parlare dei Comitati, anche a livello provinciale, dopo la primavera del 2002?
Tremonti insiste poi (alla Goebbels?) sul fatto che tutto si risolverebbe introducendo l’euro di carta invece di quello metallico, per evitare di considerarlo “spicciolo”. In nessun altro Paese europeo la pensano allo stesso modo e qualche aneddoto suggerisce il contrario: sembra, ad esempio, che i sacrestani si lamentino perché mentre prima i fedeli lasciavano facilmente 1000 lire come obolo, ora versano solo monete di piccolo importo, anche inferiori a 50 centesimi.
Quanto invece stia servendo l’euro a tenere saldo il nostro sistema monetario, malgrado gli sconquassi di bond argentini e Cirio, Parmalat e Finmatica, 121 e Dio sa cos’altro lo dice solo il Presidente Ciampi.
Altre due mezze verità che diventano una bugia vanno poi sfatate: l’inflazione da cambio lira-euro e quella da cambio euro-dollaro.
L’euro vale 1936,27 vecchie lire ma, insiste l’ISTAT, il suo valore è stato arrotondato spesso a duemila lire, con uno 0,3% di carica inflattiva. Ma quante altre volte ciò che valeva 2.000 lire è stato cambiato con un euro, perdendo quella stessa percentuale?
Seconda. La svalutazione del dollaro rispetto all’euro colpisce chi compra in euro e vende in dollari. Verissimo quanto il reciproco, perché ne trae grande vantaggio chi compra materie prime ed energia in dollari e rivende prodotti finiti in euro: che è l’abituale situazione dell’Italia ma non del Mezzogiorno. Noi acquistiamo in prevalenza prodotti finiti (quelli a prezzo “arrotondato”, per intenderci) e vendiamo soprattutto “materia prima”, specialmente agricola, a prezzi rigorosamente bloccati dal sistema distributivo.
Olio compreso, di cui proprio oggi parlerà al Parlamento Europeo l’on. Lavarra, correlatore sul progetto di riorganizzazione del mercato.
p.satalino@libero.it
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Caro Pasquale,
non è obbligatorio difendere l'euro in sè.
Si lamenta l'uso distorto che ne hanno fatto commercianti e distributori EUROPEI, perchè la lamentela è assolutamente generalizzata, dall'Irlanda alla Grecia.
Non credo a correttivi autoritari, dovremmo, piuttosto, essere noi consumatori a ribellarci applicando le leggi di mercato e diminuendo la domanda.
gggiua




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