Spero sia stato soltanto per un sanissimo istinto di disgusto e di rigetto, ma mi è parso comunque strano il silenzio di tanta parte della stampa, anche barese, su una gravissima sortita dei “padri (di chi?) comboniani” baresi (quelli del variopinto “padre” Zanotelli) che –in una nota rilanciata anche dall’ANSA- si sono domandati, con i corpi ancora caldi dei Caduti di Nassiyria, se sia giusto dare la comunione ai Soldati italiani in Iraq, rei di essersi arruolati volontari “per una guerra criminale”, e confortarli con la presenza di cappellani militari, spingendosi fino ad esaltarne di fatto gli assassini perchè “agli occhi di coloro che hanno il coraggio dell’onestà intellettuale diventano eroi della resistenza purtroppo violenta e gli invasori armati restano oppressori dei poveri”.
Con tutta l’”onestà intellettuale” di cui sono capace, mi domando come si possa consentire a questi missionari all’incontrario, alleati della (“purtroppo”) violenza, di offendere i nostri Caduti innocenti, sposando esplicitamente la causa dei loro aguzzini; di confondere l’amore cristiano con l’acquiescenza nei confronti di regimi sanguinari come quelli di Saddam Hussein e con gli ammiccamenti di fatto alla più feroce offensiva degli ultimi secoli contro la Cristianità, che è quella condotta da Bin Laden e che si è spinta in Italia fino a pretendere la rimozione del Crocifisso.
Se si pensa che i nostri Soldati non hanno sparato praticamente un colpo in Iraq, e sono stati falciati senza nessun riguardo nemmeno per i “poveri” irakeni che transitavano occasionalmente nei dintorni della nostra caserma; se si rivedono le immagini del loro apostolato di solidarietà e di pace; se si ritorna sugli esempi di straordinaria dignità dei lori cari, a partire dal perdono cristiano agli assassini di suo Marito della Vedova Coletta, che contestualmente chiedeva all’Italia di continuare la Sua a favore dell’infanzia irakena, restando con lo stesso Suo spirito d’amore nel posto in cui Egli è caduto; se si riascoltano le parole del Cardinale Ruini nella Basilica di San Paolo di fronte a diciannove bare tricolori e ad un intero popolo strettosi in lutto attorno ai simboli della Sua storia, non si può non reagire alla vergogna di queste parole infami e blasfeme che hanno ingiustamente infangato, insieme alla Chiesa nel nome della quale sono state illegittimamente profferite, anche il nome di Bari, nel cui territorio albergano purtroppo queste belve umane che osano “nominare invano il nome di Dio”. Parole contro le quali non ci si può limitare a protestare. Occorre esigere che chi le ha scritte e le ha messo in circolo paghi, perché non è un diritto di libertà, e tanto meno una manifestazione di spirito cristiano, l’offesa intenzionale a 19 morti innocenti ed all’intera Nazione che li ha pianti.
Bari ne chieda quanto meno l’allontanamento. Il loro posto non è qui, è al fianco di Bin Laden, magari assieme all’Imam di Carmagnola. Non certamente all’ombra della Croce e del Tricolore, che è quella nella quale riposano i nostri Eroi. Tommaso Francavilla |