Lewinsky e dintorni
La venuta in Italia di Monica Lewinsky ha scatenato una ridda di doppi sensi, come sempre succede quando si vuol dire e non dire, si cerca di superare l’interdetto linguistico (quasi sempre legato alla sfera sessuale) con una battuta, si raccontano gli eventi con un’interpretazione per lo più maliziosa (lo abbiamo fatto anche noi). La vignetta di Forattini su La Stampa di ieri resta rudemente esemplare: un enorme microfono ficcato in bocca alla poveretta e la didascalia «La Rai censura la Lewinsky». E certo, non sta bene parlare a bocca piena. Il doppio senso è un vecchio arnese della comicità usato di solito per superare gli impedimenti della censura. Da sempre ha permesso ai significati più reconditi di venire alla luce senza rischiare l’aperta condanna, anzi ammiccando alla violazione. Come insegnano le filastrocche di Ettore Petrolini durante il fascismo: «La chitarra è quella cosa / con le dita vien suonata / ma se è rotta o troppa usata / puoi suonarla in mille modi». Oppure: «E’ l’uccello quella cosa / che la gabbia ha sempre odiato / ma quand’è addomesticato / ci va dentro che è un piacer». Il doppio senso, spiega il «Battaglia», il Grande Dizionario della Lingua Italiana, «è un modo di parlare ambiguo, malizioso, con sottintesi licenziosi o anche osceni». Quando Totò, campione di doppiosensismo, abbraccia Sophia Loren in Miseria e nobiltà e le dice «Noi ti accoglieremo nel seno della nostra famiglia» è ovvio a quale seno si riferisca. Sempre Totò, in Un turco napoletano , pattuendo il compenso da finto eunuco, parla di «lavatura e stiratura»; è sufficiente però accompagnare con un gesto l'espressione perché il significato ultimo si evidenzi. Il doppio senso, tecnicamente, si fonda sull'anfibologia, ovvero sull'ambiguità di una parola interpretabile in modo duplice. Ancora Totò: «La donna è mobile e io mi sento mobiliere». In questo caso l'equivocità di «mobiliere» esiste perché lo spettatore è indotto a supporlo, dal contesto, dalla strizzatina d'occhio. Nel celebre libro Il motto di spirito Sigmund Freud spiega che il doppio senso utilizza gli stessi meccanismi d'espressione del sogno e che consistono in varie fasi comprendenti il processo di condensazione (più parole vengono fuse in una sola), la liberazione dei contenuti presenti nel nostro inconscio e lo sprigionamento dell'energia psichica che prima li bloccava (censura). E' la liberazione improvvisa di questa energia, secondo Freud, che scatena l'ilarità. E Moni Ovadia in L'ebreo che ride sostiene che «lo yiddish è l'unica lingua in cui ogni parola contenga un doppio senso». Un bel catalogo di doppi sensi lo si trova nel libro di Nora Galli de' Paratesi, Semantica dell'eufemismo , che è uno studio degli anni '60 sull'interdizione verbale operata dall'inconscio, dal pregiudizio, dal pudore, dalla convenienza. Insomma ci sono nel nostro vocabolario alcune «brutte parole» che non si possono dire, e per dirle si ribattezzano altre parole, tipo «pistola», «limonare», «corbezzoli», ecc. Il doppio senso è sempre stata una caratteristica delle rappresentazioni goliardiche, dalla famosa ballata del «Fanfulla» («Il barone Fanfulla da Lodi, condottiero di gran rinomanza, fu condotto un bel giorno in istanza da una donna dai facili amor. Era vergine il prode Fanfulla, ma alla vista di tanta maliarda tirò fuori la casta alabarda e con zelo si mise a giostrar») a certe canzoncine di Renzo Arbore, tipo «Il clarinetto» o «Vengo dopo il tiggì». Ma la goliardia sembra aver contagiato persino gli ultimi arrivati nel campo della comunicazione, gli sms. Ne è appena arrivato uno che dice: «Se ti scrivi Natale su una coscia e Capodanno sull'altra, posso venire a trovarti in mezzo alle Feste?». Che avrà voluto dire? ALDO GRASSO |