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giovedì 9 settembre 2010
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La nostra ultima Rassegna Stampa:
"Così è affondato il sedicente capo" di Marcello Veneziani (Il Giornale, 07/09/10)

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"La Procura di Bari" di Tommaso Francavilla (03/09/10)
Il procuratore Laudati è notoriamente uno dei migliori Magistrati italiani, oltre che persona dotata di grande cultura e di limpido carisma. Il suo avvento alla Procura di Bari, precedentemente ridotta ad un devastante laboratorio di ideologie giudiziarie sempre più faziose ed economicamente devastanti (si pensi ai sequestri facili ai danni di centinaia di famiglie innocenti) nonché ad anticamera di candidature politiche uni-direzionali ed a buon mercato, è stato salutare, nel segno di un evidente tentativo di ripristino dello Stato di diritto ed anche di un qualche recupero di prestigio dell’ordine giudiziario in quanto tale.
Tra i suoi meriti, quello di essersi posto, anche con tangibili risultati, come priorità la lotta alla delinquenza organizzata, che era stata di fatto posta in seconda piano rispetto ai teoremi politicizzati a forte impatto mediatico, con gli effetti che oggi stiamo scontando in termini di recrudescenza.
Oggi gli dobbiamo essere grati anche per la franchezza con la quale si è fatto carico di una realtà che pre-esisteva ampiamente al suo mandato, e cioè la rinuncia di fatto alla persecuzione di reati come i furti e gli scippi, che sono stati sostanzialmente depenalizzati, come ben sanno coloro che li hanno subiti e come dimostrano inesorabilmente le statistiche. A me, per esempio, è stata saccheggiata per tre volte una casa di famiglia dalla quale mi sono stati sottratti insostituibili reperti d’affetto senza che nessuno abbia mosso un dito per restituirmeli: tanto meno quegli inquirenti che mi hanno torturato per anni per teoremi del tutto immaginari relativi alle mie attività di politico ed amministratore, e che sarebbero stati inesorabili se, in quella casa, avessi osato ampliare un vano o aprire una finestra.
Ma proprio per la Sua onestà intellettuale, il Procuratore Laudati riconoscerà che questo è il vero fallimento dello Stato di diritto, la cui legittimità deriva dal “contratto sociale” per il quale i cittadini sovrani rinunciano a parte delle loro libertà ed all’uso della forza per garantirsi la tutela della propria sicurezza e dei propri beni attraverso un’istituzione all’uopo dotata dei poteri e degli strumenti necessari, così come le democrazie sono nate con i primi Parlamenti proprio per tutelare i beni privati dall’esosità e dall’invadenza dei Principi. E che tale fallimento è riconducibile anch’esso alla trasfigurazione dell’azione giudiziaria in strumento ideologico, -per la quale la proprietà privata, lungi dall’essere un diritto naturale ed un aspetto fondamentale della libertà nel suo complesso, deve sostanzialmente reputarsi essa “un furto”, con la conseguenza che chi la viola, in fondo, è un giustiziere. Tanto questo è vero che le stesse Procure che hanno smesso da tempo di perseguire furti e scippi, sono invece solertissime nell’elaborare cavilli che criminalizzino l’esercizio del diritto di proprietà, per esempio sequestrando senza troppi scrupoli interi stabili nei quali centinaia di famiglie hanno in assoluta buonafede investito i lori risparmi passati, presenti e futuri, o accanendosi oltre ogni limite contro libere imprese con il loro carico di posti di lavoro.
Da cittadino “sovrano” preferirei che i Magistrati che pago si interessino più di furti e di scippi incontrovertibili che di presunte violazioni di norme edilizie quasi sempre di controversa interpretazione. Si occupino di chi si appropria della roba d’altri piuttosto che di chi si illude di essere padrone in casa propria.
Tommaso Francavilla
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